Rieti – Fatture da 50mila a 270mila euro, contestate a singoli ex consiglieri regionali del Pd.
Lo riporta Il Tempo, che ha seguito passo passo l’indagine della guardia di finanza sui rimborsi illeciti al gruppo consiliare Pd alla Regione Lazio.
Il quotidiano di Roma inserisce il viterbese Giuseppe Parroncini tra gli ex consiglieri che avrebbero richiesto le somme più corpose, a titolo di restituzione degli importi per le varie spese sostenute.
Secondo Il Tempo, “variano da un minimo di 150mila euro a un massimo di 260mila le spese contestate a Bruno Astorre (oggi senatore), Tonino D’Annibale, Claudio Mancini, Claudio Moscardelli, Giuseppe Parroncini e Marco Di Stefano, che oggi fa il deputato ed è anche coinvolto in un’inchiesta per corruzione in mano alla procura di Roma”.
Agli altri si addebitano rimborsi pro-capite che vanno dai 50mila ai 150mila euro, con l’eccezione del sindaco di Fiumicino Esterino Montino e del tesoriere pro tempore Mario Perilli, cui si contesta una spesa di 270mila euro.
Nel calderone delle spese pazze, oltre a cene, sagre e panettoni regalati a Natale, ci sarebbero anche acquisti di automobili e spese per collaboratori fittizi e prestazioni mai avvenute.
L’importo totale dei presunti rimborsi illeciti, secondo le indagini del pm Giuseppe Saieva, ammonterebbe a 2,6 milioni di euro.
Ad accendere i riflettori sui rimborsi richiesti dai consiglieri sarebbe stato un avvocato di Rieti, Gianfranco Paris, candidato alle regionali nel 2010 nella lista Bonino-Pannella. Sul suo blog, il legale pubblicò la lista delle spese del gruppo regionale Pd, in particolare quelle di Perilli, sindaco di Fara Sabina (Rieti) prima dell’incarico in Regione.
Gli indagati sono 41, tra cui 23 collaboratori dei politici della Pisana. Nella lista ci sono il deputato Marco Di Stefano e i cinque senatori Bruno Astorre, Daniela Valentini, Carlo Lucherini, Francesco Scalia e Claudio Moscardelli. E poi Montino, Perilli, gli ex consiglieri Tonino D’Annibale, Mario Mei, Umberto Ponzo e Claudio Mancini. Stando agli accertamenti delle fiamme gialle, il 75 per cento dei rimborsi controllati, nel triennio 2010-2012, sarebbe stato percepito indebitamente.
L’inchiesta è chiusa da alcuni giorni. I reati ipotizzati a vario titolo sono truffa aggravata, peculato, falso, finanziamento illecito.
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