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Operazione "Fiore calabro" - Polizia - Anche la squadra mobile di Viterbo impegnata nel blitz

‘Ndrangheta a nord di Roma, arrestati tre boss

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La polizia sul posto

Polizia

Roma – Capitale sotto scacco della criminalità organizzata.

Dopo la maxi inchiesta del Ros su Carminati & Co., una nuova operazione rievoca lo spettro delle infiltrazioni mafiose a Roma. Si chiama “Fiore calabro” e, dall’alba di stamattina, ha portato a tre arresti per intestazione fittizia di beni, aggravata dal metodo mafioso.

Nel blitz è stata impegnata anche la squadra mobile di Viterbo, coordinata da Fabio Zampaglione. L’indagine è seguita principalmente dalla questura di Roma, in collaborazione anche con i colleghi di Reggio Calabria, Mantova e Milano.

In arresto, su ordinanza del gip di Roma, sono finiti Placido Antonio Scriva, Domenico Morabito e Domenico Antonio Mollica, “elementi di vertice della ‘ndrangheta calabrese”, secondo quanto riportato su una nota della questura di Roma, “appartenenti alle ‘ndrine Palamara – Scriva – Mollica – Morabito” e “operanti nel settore ionico della provincia di Reggio Calabria, con ramificati interessi imprenditoriali a Roma, in particolare nella zona nord della provincia”.

Gli indagati sarebbero tutti pluripregiudicati per associazione a delinquere di stampo mafioso, porto d’armi, omicidio, stupefacenti, sequestro di persona e altro. Sono ritenuti responsabili del reato di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso, ovvero dall’aver commesso il reato per favorire la ‘ndrangheta per il controllo delle attività illecite sul territorio.

Stando alla nota della questura capitolina, l’indagine “è stata indirizzata verso personaggi appartenenti ad alcune note famiglie della ‘ndrangheta che, da diverso tempo, si sono trasferiti a Roma a seguito della cruenta ‘Faida di Motticella’ che negli anni ‘80/’90 vide contrapporsi nei paesi aspromontani di Africo, Bruzzano Zeffirio e la sua frazione Motticella le ‘ndrine le due opposte fazioni africesi dei Palamara – Scriva – Mollica – Morabito (cui appartengono gli indagati), da una parte, e quella dei Morabito – Palamara – Speranza, dall’altra, mietendo oltre cinquanta vittime”.

L’attrito tra le ‘ndrine sarebbe scaturito dal sequestro di una farmacista nel lontano 1983. Sequestro per il quale furono ritenuti responsabili i Mollica e seguito circa due anni dopo dall’assassinio di Pietro Scriva che, per gli investigatori, era “allora considerato il boss del clan Scriva – Mollica, operato per mano di Saverio Mollica, che rappresentò l’incipit della spaventosa spirale di sangue e omicidi”.

Gli arrestati vivevano da qualche anno a Rignano Flaminio e Morlupo. Gli inquirenti ritengono che, attraverso una serie di prestanome, siano riusciti a penetrare nel tessuto economico della zona nord della provincia di Roma, acquistando aziende commerciali, attività di Compro oro, società che gestiscono la distribuzione di fiori, imprese di allevamento e vendita di carni, attività di ristorazione ed altro.

Per i magistrati romani, Placido Antonio Scriva è il referente principale dell’omonimo clan calabrese, attualmente residente a Rignano Flaminio e sposato con Antonietta Mollica, sorella di Saverio e Domenico Antonio Mollica, entrambi da anni residenti in provincia di Roma. Il primo sarebbe stato condannato di recente per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione “Crimine”.

Proprio le indagini dell’operazione “Crimine”, avviate dalla squadra mobile di Reggio Calabria, avrebbero documentato il tentativo di Saverio Mollica e Giuseppe Velona’ – quest’ultimo indagato anche in “Fiore Calabro” – di aprire la locale di Motticella. Per “locale” s’intende un gruppo di affiliati alla ‘ndrangheta costituito da almeno 49 persone più un capo. 

“La presente indagine ‘Fiore Calabro’ – si legge sulla nota della questura – va quindi a toccare gli interessi criminali della ‘ndrangheta calabrese nel settore della cosiddetta “economia legale” confermando, ancora una volta, la natura verticistica e unitaria della ‘ndrangheta calabrese, l’organizzazione criminale più temibile nel panorama mondiale”.

Oltre all’esecuzione degli arresti in carcere è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni nei confronti di aziende commerciali, attività imprenditoriali, conti correnti nonché numerosi beni immobiliari – abitazioni civili e terreni agricoli situati in Rignano Flaminio e Morlupo (Roma), ritenuti nella disponibilità degli esponenti della ‘ndrangheta e dei loro affiliati per un valore di almeno 100 milioni di euro, in corso di quantificazione.

Tra le attività sequestrate una gioielleria compro oro, un’azienda di allevamento bestiame, macellazione carni e produzione di latticini, un negozio di ottica, nonché numerosi conti correnti bancari, autovetture in uso ai vertici del clan e oltre dieci immobili a uso abitativo e commerciale tra Rignano Flaminio e Morlupo, molti dei quali riconducibili a Domenico Morabito e Domenico Antonio Mollica. Per un valore complessivo che supera i cento milioni di euro.

Sono state, inoltre, eseguite numerose perquisizioni nei confronti di ulteriori indagati, ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta, e nei confronti di alcuni soggetti residenti in provincia di Roma e in altre regioni d’Italia, risultati coinvolti, in qualità di vittime, in un vasto giro di usura.


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9 gennaio, 2015

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