Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Tra proclami e fatti, il risultato per la sanità viterbese è avvolto nell’incertezza più totale.
Dopo un atto aziendale accompagnato da mille polemiche e destinato a sfociare nel sottodimensionamento degli organici e nel forte precariato, si è arrivati anche all’annuncio di un programma di cooperazione interregionale tra Viterbo e Terni, ovvero la possibile mobilità dei cittadini verso altre strutture sanitarie fuori regione nonostante la presenza, nel Lazio, di quattro università e cinque policlinici universitari.
L’operazione, presentataci come innovazione assistenziale, avrà conseguenze di non poco conto: la progressiva migrazione verso Terni porterà al progressivo indebolimento e impoverimento della sanità locale. Ciò significherà andare anche a rivedere il contingente dei precari in sanità, venendo meno le necessità di personale determinato dalla nuova organizzazione.
Nonostante la vicinanza di Terni, non sarebbe, forse, stato più opportuno, vista la riapertura dell’ospedale di Acquapendente, potenziare la rete di trasporto ed evitare soluzioni come quella presentata? E ancora, perché si è scelto Terni e non Siena? Quale sarà il comportamento dei vertici aziendali e politici se e quando, per gli stessi motivi, si prenderà in esame la possibilità di autorizzare la migrazione verso Roma dei pazienti di Civita Castellana vista la vicinanza logistica?
E soprattutto, cosa resterà della realtà sanitaria viterbese? Mi auguro che tali scelte siano dettate da motivazioni forti e obiettive, sicuramente più ocnvincenti rispetto a una banale e semplicistica lettura dei fatti, legata alla provenienza del commissario e del direttore amministrativo.
Francesco Battistoni
Vicecoordinatore regionale di Forza Italia
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