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Parigi - Il mondo risponde al massacro a Charlie Hebdo - Federico, 23enne ronciglionese nella "ville lumière" racconta la marcia e questi giorni di paura e coraggio

“Ieri ognuno era fratello dell’altro”

di Stefania Moretti
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Parigi in marcia contro il terrorismo

Parigi in marcia contro il terrorismo – Le foto di Federico

Parigi in marcia contro il terrorismo

Parigi in marcia contro il terrorismo

Parigi in marcia contro il terrorismo

Parigi in marcia contro il terrorismo

Parigi in marcia contro il terrorismo

Parigi in marcia contro il terrorismo

Parigi in marcia contro il terrorismo

Parigi in marcia contro il terrorismo

Parigi – “Più di due milioni da tutto il mondo. E devo dire che ognuno di noi, ieri, si sentiva fratello dell’altro”.

Federico è un 23enne di Ronciglione, a Parigi nei suoi giorni più bui. Da settembre 2013 vive nella città più romantica del mondo. Non l’aveva mai vista così impaurita e coraggiosa al tempo stesso.

Nonostante una redazione sterminata. Nonostante gli ostaggi sequestrati e i poliziotti uccisi per strada. Anche nonostante i ‘gufi’ che avevano provato a boicottare la manifestazione, nel timore di attentati ancor più cruenti, ieri pomeriggio Parigi c’era. E non era da sola.

“C’erano francesi, marocchini, algerini, italiani, brasiliani – racconta Federico -. Un popolo unito che ha fatto della marcia e della nonviolenza la risposta al terrorismo”. Venivano da dovunque, partiti da place de la République e andavano tutti a place de la Nation, stretti in quei valori marchiati a fuoco nell’identità della Francia: libertà, uguaglianza, fraternità. Tutta la libertà che hanno cercato di toglierle, massacrando le sue matite migliori, Parigi se l’è ripresa ieri. Libertà di scendere in piazza, matite in mano, per mostrare che il sacrificio di Charb, Wolinski e di tutti i morti di questi giorni non è stato inutile. Libertà dalla paura e, quindi, coraggio. Che non significa non avere paura, ma averne tanta e superarla, facendo il proprio dovere.

Parigi è stata per un giorno capitale del mondo. Guidato dai giornalisti di Charlie Hebdo e dai familiari, il corteo ha compiuto piccoli miracoli, come quello di portare nella stessa piazza, per una causa comune, il presidente palestinese Abu Mazen e il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu.

Per cinque, lunghi giorni, place de la République è stata il punto di ritrovo dei parigini e di tutti gli offesi dal massacro a Charlie Hebdo.

“Sono stati giorni surreali – spiega Federico -. Il 7 gennaio sono stato letteralmente svegliato da mille sms di amici e parenti che dall’Italia chiedevano se stavo bene. Io non ho sentito nulla perché abito nel primo arrondissement, mentre il fatto è successo nell’undicesimo arrondissement, a circa cinque chilometri da casa mia. Quando ho capito cos’era successo sono andato alla veglia a place de la République, nonostante giornali e tv dicessero espressamente di non uscire. E’ stato emozionante e toccante. Tantissime persone. Alcune piangevano. Altre suonavano. Non dimenticherò mai un ragazzo con la tromba che intonava una melodia incredibilmente calzante, per quell’atmosfera”.

Il giorno dopo la strage a Charlie Hebdo, il mondo è frastornato. Parigi di più. “E’ stato il giorno peggiore, a livello emotivo – ricorda Federico -. I terroristi non si trovavano e l’ansia cresceva. Dietro casa mia ci sono l’agenzia France Presse e la borsa. Credo che quel pomeriggio ci fossero 500 poliziotti a sorvegliarle”.

Poi arriva il 9 gennaio: l’uccisione dei fratelli responsabili della strage in redazione, il doppio blitz delle forze speciali nella tipografia e nel negozio kosher. Altro sangue. Altri morti. “Sono uscito solo per andare al lavoro. Fino alla morte dei terroristi, il clima era da inizio guerra. Ogni mezz’ora rimbalzava una notizia di attentato: il Trocadero, Marsiglia, Lione e non si capiva nulla. Ricevevo chiamate e messaggi continuamente dato che dall’Italia avevano sentito del sequestro. Alle cinque, poi, la notizia della morte dei terroristi  ha risvegliato tutti dal “letargo”: siamo andati tutti a place de la République e il coro “Charlie! Charlie! Charlie!” era più forte che mai. Ieri poi ognuno di noi si sentiva un fratello dell’altro”.

Stefania Moretti


Articoli: Tarquinia rende omaggio a Charlie Hebdo


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12 gennaio, 2015

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