Viterbo – Viterbo come un film western.
Solo che a rotolare in mezzo alla strada non è erba mobile, ma rifiuti. In particolar modo rifiuti di plastica.
Certo che, se come succede in parecchi condomini, la regola è avere cassonetti per tutto, tranne che per la plastica, un risultato di questo genere è scontano nelle giornate particolarmente ventose.
Non ci vuole uno scienziato per scoprirlo, basta farsi un giro in città.
Lo sanno bene i cittadini di certe zone come la Tangenziale Ovest, via Alessandro Volta, via Falcone e Borsellino e via Pacinotti, solo per citarne alcune. Lo sanno così bene che, per cercare di rispettare al meglio le regole e rispettare gli altri, se le sono inventate tutte: hanno cercato di nascondere i sacchetti in angoli riparati il più possibile dalle correnti d’aria, qualcuno ha addirittura cercato di unire più sacchetti con lo scotch per creare peso e non farli volare via.
Cos’altro devono inventarsi i cittadini? Chiedere in dotazione un blocco di ferro da mettere nel sacchetto? Delle ancore, forse? O fare una telefonata a Eolo chiedendogli, cortesemente, di placarsi nelle giornate in cui passano a ritirare la plastica?
Così, come è successo altre volte, venerdì sera un forte vento ha investito la città e ha fatto sì che i sacchetti della plastica di alcune zone andassero a finire in mezzo alla strada. Sacchetti. In mezzo alla strada. Un qualcosa di una pericolosità inaudita.
Gli automobilisti sono costretti a fare la gincana, nel migliore dei casi, a frenare bruscamente, nel peggiore. Se li possono trovare sotto curva oppure se li possono vedere sbucare all’improvviso in mezzo alla strada, come quando attraversa un gatto.
Non sempre si ha la prontezza e ci si trova alla giusta distanza per poter frenare.
E quando non ci si riesce il sacchetto viene irrimediabilmente tranciato spargendo in giro il triplo dei rifiuti. Oltretutto, di tutti i materiali da riciclare, è stata scelta proprio la plastica da mettere nei sacchetti, che rispetto a tutto è la più leggera.
Allora la domanda nasce spontanea. Perché l’assessore Vannini sta pensando di ampliare i servizi di raccolta anche per le zone rurali – idea giusta, per carità – senza prima far funzionare il servizio in città? Servizio che non funziona per ragioni di metodo. E’ concettualmente e fattivamente assurdo. Se ne accorgerebbe anche un bambino. Non serve essere un docente universitario.
Perché, visto che ci sono già un bel po’ di problemi nella gestione del servizio, si vuole crearne il doppio? Forse non è ancora il momento di agire in questo senso.
Prima di procedere bisognerebbe studiare un altro metodo, un’altra strategia che funzioni e che, tra l’altro, cambi un po’ l’aspetto della città. Perché anche vedere tutti quei cassonetti per le vie di Viterbo a qualsiasi ora del giorno e della notte, è degradante. Ma non si può fare altrimenti?
Cosa viene offerto ai turisti? Cosa diranno? “Bella Viterbo, peccato i rifiuti”.
Possibile che non si riesca a fare di più? Dovrà pur esserci un modo, la città se lo merita.
Assessore prima risolva i problemi e poi dia il via ad altri servizi. Perché adottando la stessa metodologia non si farà che ampliare il problema. E’ una questione di logica. Se il metodo non funziona bisogna cambiarlo. Si spera che non ci metta un anno e mezzo a capire come hanno fatto il sindaco e l’assessora Saraconi.
Mina Murray
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY