Vetralla – Un prigioniero inglese scappa dal campo di concentramento di Vetralla. È la storia del sergente di Marina, Albert Edward Penny, scoperta tra le carte dell’archivio centrale dello stato di Roma.
E’ l’alba del 5 ottobre 1942 quando Penny riesce ad evadere dal campo di Vetralla destinato ai prigionieri di guerra britannici, finito di costruire qualche mese prima – per l’esattezza a luglio – e chiuso, destinandolo ad altri usi, nel gennaio del 1943.
Ospiterà in tutto oltre 4mila prigionieri, alcuni di loro finiranno a Carpi, uno dei principali snodi verso Auschwitz. Penny scappa rubando una bicicletta, travestendosi da operaio. Il fuggitivo – si legge nel documento d’archivio – pedala fino a Roma, raggiungendo il Vaticano, dove chiede di essere ricevuto dal rappresentante inglese presso la santa sede. Quest’ultimo prospetta il caso alle autorità Vaticane, ma queste, si legge, non solo non ritengono di aderire alla richiesta, ma informano le autorità militari italiane, che ne chiedono la riconsegna per ricondurlo a Vetralla. Tuttavia, si legge sempre nel promemoria, le Autorità Vaticane aspettano perché temono provvedimenti di rigore ai danni del marinaio. Ed è qui che il documento si ferma, senza dirci altro. Senza dirci come è andata veramente a finire.
Curiosi, sottoponiamo il documento a Mary Jane Cryan, una studiosa americana di origini irlandesi, vetrallese d’adozione e autrice di numerose ricerche. Ed ecco venire alla luce altre informazioni, decisive per capire la sorte del sergente. Una verità che viene a galla grazie ad altri documenti, questa volta della Marina Inglese, conservati presso il Museo Navale di Portsmouth.
Scopriamo così che Albert Edward Penny venne catturato a seguito della collisione del sottomarino HMS Oswald della Marina Britannica con il cacciatorpediniere italiano Vivaldi avvenuta il 2 agosto 1940 quando 52 marinai inglesi vengono fatti prigionieri e portati al Campo di concentramento di Fonte D’Amore, a tre miglia da Sulmona, in Abruzzo.
Tra loro c’è Penny che resiste a mala pena alle dure condizioni di vita imposte dalla prigionia e dal clima affatto mite. Per resistere al freddo, gli inglesi si mettono piccoli tronchi di legno sotto le suole delle scarpe. Penny tenta allora una prima fuga senza successo, offrendosi poi volontario per la costruzione del campo di Vetralla, dove arriva nel giugno del 1942.
Ed è qui che Penny riesce a scappare, dopo aver stretto amicizia con gli operai locali, trovato e riparato una vecchia tuta da lavoro da idraulico, scuritosi capelli e sopracciglia, e scambiato il proprio orologio per una bicicletta con la quale percorre tutto d’un fiato 80 chilometri, la distanza che lo separava dalla zona franca del Vaticano. Arrivato a Roma viene subito ospitato dal Ministro Britannico Sir Francis Godolphin D’Arcy Osborne che, in accordo con le autorità pontificie, non solo non lo riconsegna ai fascisti ma lo tiene con sé fino al 3 Gennaio 1945, giorno in cui viene rimpatriato assieme ad altri ex detenuti.
Una storia a lieto fine che ha anche un seguito. Un’ulteriore ricerca ha infatti permesso di ritrovare un documento tratto dal quarto supplemento della Gazzetta di Londra, datato 26 marzo 1943, in cui si legge che “Il Re è lieto di approvare l’assegnazione della medaglia al valore militare dell’Impero britannico ad Albert Edward Penny”. Per cosa? “Per la determinazione e il sangue freddo”. Per quegli 80 chilometri in bicicletta travestito da operaio che forse gli salvarono la vita.
Daniele Camilli
Roberta de Vito
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