Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Allarme per la potabilità dell’acqua a Bagnoregio. Con un’ordinanza sindacale del 24 gennaio, pubblicata nell’albo pretorio del Comune di Bagnoregio, ma non adeguatamente divulgata nelle zone interessate tramite affissione di un avviso pubblico, viene proibito il consumo per uso umano dell’acqua erogata dall’acquedotto comunale di Campolungo.
Il pericolo consiste nel fatto che il livello dei fluoruri e dell’arsenico è superiore agli indici previsti dalla legge, motivo per cui il sindaco, con decorrenza immediata nel documento citato provvede al divieto, del quale, come si dice nell’ordinanza stessa, si stabilisce la diffusione nelle zone servite dall’acquedotto di Campolungo: “la presente ordinanza venga resa nota nelle zone dove l’acqua può essere utilizzata a scopo potabile”, cioè la zona alta di Bagnoregio, via Divino Amore, via Mantes la Jolie, campagne Capraccia, Poggio Fabbrica, Fontanicchi.
Come si può non dare ampia pubblicazione a un’ordinanza del genere? E chi non può recarsi a leggere l’albo pretorio in Comune? E chi non ha internet? E chi, pur avendo internet, non sa o non può consultare l’albo pretorio online? Non si tratta di un’ordinanza qualsiasi, ma di un provvedimento volto a tutelare la salute pubblica.
A fronte di un’ingiustificata e ingiustificabile carenza informativa, la minoranza dei consiglieri del comune di Bagnoregio si sente in dovere di avvisare la popolazione sulla gravità dei seguenti fatti:
1) dal 24 gennaio ad oggi chi ha continuato a fruire dell’acqua che riteneva dearsenificata ha utilizzato acqua inquinata, perché non dearsenificata e, in più, contenente fluoruri;
2) mentre l’arsenico è un problema preesistente all’impianto di dearsenificazione, quello dei fluoruri è probabilmente provocato dall’inadeguatezza dell’impianto stesso;
3) la cittadinanza riceve scarsissime informazioni sulla vicenda generale dell’acqua, quando invece sarebbe opportuno che le analisi della stessa fossero periodicamente rese pubbliche e trasparenti. La minoranza aveva già sollevato il problema nel consiglio del novembre 2014, durante il quale sono state citate le risultanze di un convegno dell’8 marzo 2014 (“Arsenico, un anno dopo”), in cui è stato esplicitamente dichiarato che i dearsenificatori sono una falsa soluzione, in quanto costano in tutta la Tuscia 30 milioni di euro per il primo impianto, 6 milioni di euro l’anno per la manutenzione e dopo sette anni richiedono la sostituzione e la necessità di spendere di nuovo 30 milioni (oltre 100 milioni di euro in meno di dieci anni).
Per quanto tempo la cittadinanza potrà sopportare questo stato di cose?
Si tratta di fatti che toccano la salute, la vita privata, il benessere delle famiglie. Prima la spazzatura (problema veramente risolto?), poi l’acqua, che sembrava un problema risolto, come annunciato, entra nelle case dei cittadini con sostanze pericolose: essere indignati è troppo poco!
Maria Consiglia Pompei
Consigliere di minoranza del Comune di Bagnoregio
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