Viterbo – “Replicherò per vie legali, sia civili che penali”.
Il direttore dell’Ater Ugo Gigli non molla. Dopo la comunicazione del commissario dell’Ater Pierluigi Bianchi che di fatto lo solleva dall’incarico di direttore generale dell’ente, Gigli è pronto al contrattacco.
“Risponderò con ogni strada possibile – tuona Ugo Gigli-, sia a livello civile che a livello penale. Perché per me e per i miei avvocati ci sono anche estremi di reato: abuso d’ufficio per la precisione”.
Secondo Gigli, che la poltrona di direttore generale dell’Ater la occupa ormai da decenni, non c’è alcuna norma che obbligherebbe il commissario Bianchi a toglierlo da lì.
“Le procedure di cui parla Bianchi – spiega Gigli – sono nello specifico due distinte norme: lo statuto regionale del Lazio e il decreto legislativo 165. Ma in nessuno di questi due provvedimenti si parla delle Ater. Gli enti elencati nei quali i direttori generali devono essere sollevati dall’incarico 90 giorni dopo il commissariamento sono diversi, ma le Ater non ci sono. Io sono qui in forza di un contratto privato che scade nel 2016 e a quello faccio riferimento e loro non mi possono toccare”.
Ma c’è di più. Secondo Ugo Gigli, infatti, gli atti firmati da Bianchi sarebbero addirittura da considerarsi nulli.
“Essendo un commissario – prosegue Gigli -, il commissario sostituisce il cda, ma per prendere decisioni di questo tipo dovrebbe coinvolgere anche i sindaci e non mi pare che questo sia stato fatto. Questi atti quindi a mio avviso non sono validi”.
Quanto ai motivi che hanno spinto Bianchi ad agire, Gigli pare non abbia troppi dubbi.
“L’unica cosa che vogliono, è arrivare al 4 febbraio con un direttore generale diverso dal sottoscritto – dice Gigli – così che quel giorno, quando si celebrerà in tribunale l’udienza di fronte al gup in cui io sono imputato e Angela Birindelli parte offesa, l’Ater si possa costituire parte civile contro di me. Questo è il loro obiettivo”.
Ma Gigli è pronto a intraprendere ogni strada pur di far valere le proprie ragioni.
“Io sono sicuro di me stesso – conclude – e non mi farò abbattere da tutto questo. Certo è che il modo che usano per farmi fuori, più che la sostanza, mi fa male. Se avessi vent’anni forse reagirei meglio, ma purtroppo ho anche dei problemi di salute che mi fanno accusare il colpo peggio di come vorrei. Comunque non mi fermerò, ne possono star certi”.
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