Viterbo – Non ci sono stati solo i martiri delle foibe, fra i quali il viterbese Carlo Celestini e altri tredici della provincia, ma anche 350mila persone costrette a fuggire per paura d’essere uccisi.
Tutti saranno ricordati domenica 8 febbraio alle 11.30 a valle Faul, al monumento ai Caduti delle Foibe.
Una cerimonia voluta dal comitato 10 febbraio, con il comune e la provincia, nella Giornata del ricordo.
Di fronte a quel monumento voluto fra gli altri da Antonio Fracassini, assessore, politico scomparso un paio d’anni.
“Prima di morire – ricorda Silvano Olmi, segretario del comitato – mi raccontò che fu lui ad andare a recuperare il masso che oggi si trova a valle Faul, diventato il monumento e intitolato a Celestini.
Abbiamo censito quattordici persone della Tuscia infoibati, uno del capoluogo, Celestini”.
L’attività dell’associazione è ricordare, mantenere viva la memoria, ricercare parenti. Ci sono difficoltà dovute alla legge e per questo partirà da Viterbo la richiesta di modifica, con un ordine del giorno che sarà fatto approvare in tutti i comuni, partendo dal capoluogo.
Marco Ciorba per la maggioranza e Luigi Maria Buzzi per l’opposizione si sono impegnati a portarlo in discussione.
“Viterbo – ricorda Maurizio Federici – non ha un solo il monumento, ma un intero quartiere, via Dalmazia, via Istria. Vie intitolate non a caso.
Vogliamo ricordare il massacro di tante persone, bambini. Ai titini veniva dato l’ordine di bombardare pure i cimiteri. Perché così sarebbero scomparsi i nomi italiani del tutto.
C’è chi fu buttato vivo nell’Adriatico o chi come duemila operai nautici italiani che andarono da Tito. Erano comunisti.
Solo che Tito ruppe con Stalin e loro furono massacrati in campi di concentramento”.
Le storie sono tante. C’è anche quella di Trieste che fino al 1954 fu sotto controllo degli inglesi e dei militari slavi.
Federici ha svelato un particolare che non tutti conoscono.
“La canzone che nel 1952 vinse il festival di Sanremo Vola colomba, cantata da Nilla Pizzi, non parlava di una storia d’amore, ma nel testo erano contenuti espliciti riferimenti alla condizione della città giuliana”.
All’epoca ancora sotto occupazione alleata e minacciata dalle mire espansionistiche di Tito.
“E’ rimasta sotto occupazione – continua Federici – fino al 1954. Quando alcuni italiani esposero il tricolore sul municipio venne strappato via.
Scoppia la rivolta e si spara sulla folla.
Muoiono un ex combattente della repubblica sociale e un ex partigiano. Ecco perché dobbiamo sempre ricordare non solo un olocausto, ma tutti. Chi si dimentica di alcuni, diventa complice”.
Alla presentazione della Giornata del Ricordo in consiglio comunale, anche il presidente della provincia Marcello Meroi, che si è soffermato sul lungo periodo in cui le vittime sono finite nell’oblio fisico, politico e istituzionale”.
Fino al 2004. “Quando – ricorda il consigliere Marco Ciorba – è stata istituita la Giornata. Fino ad allora la memoria di persone gettate vive o morte nelle foibe per mano di partigiani titini, ma anche italiani, è stata cancellata”.
A inizio seduta, l’assessore Antonio Delli Iaconi, oltre a fare gli onori di casa, ha ricordato l’elezione del Presidente della Repubblica nel giorno del giuramento.
“Un uomo di poche parole – dice Delli Iaconi – che parla quando serve, molto meglio di chi lo fa tanto, ma con scarsi risultati”.
Giuseppe Ferlicca
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