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Viterbo - Agrinsieme preparara un sit in martedì 10 febbraio alle ore 10 in piazza del Comune

Un presidio per dire no all’Imu agricola

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Piazza del Plebiscito - Palazzo dei Priori

Piazza del Plebiscito – Palazzo dei Priori 

Viterbo – “Un presidio sotto la prefettura per dire no all’Imu agricola, una tassa che rischia di dare il colpo di grazia alle nostre imprese agricole. Un balzello che colpisce gli agricoltori per il solo fatto di possedere un terreno in un comune piuttosto che in un altro. Il sit-in di protesta si svolgerà martedì 10 febbraio alle ore 10 in  piazza del Comune a Viterbo”.

A renderlo noto sono Giuseppe Ferdinando Chiarini (presidente Confagricoltura), Bruna Rossetti (presidente Confcooperative), Fabrizio Pini (presidente Cia) e Angelo Biagini (Presidente Legacoop) di Agrisieme Viterbo.

“Il decreto sull’Imu Agricola – proseguono i rappresentanti di Agrisieme – rappresenta una vera e propria mazzata per il territorio della Tuscia in un periodo di grave crisi economica che sta coinvolgendo pesantemente interi settori del comparto agricolo provinciale mettendo in ginocchio famiglie, cittadini e imprenditori. Una situazione che il Governo, con questo provvedimento, contribuisce a peggiorare penalizzando ulteriormente il nostro territorio. È necessaria una revisione dei criteri e già molti comuni della provincia di Viterbo hanno deciso di aderire al ricorso al Tar presentato dall’Anci.

Non solo – sottolinea Agrisieme Viterbo – ma rispetto al vecchio decreto, approvato a dicembre e venuto meno a seguito dei ricorsi presentati, invece di migliorare le cose non si è fatto altro che aggravarle. Infatti, mentre con il decreto dello scorso anno, per quanto riguarda la nostra provincia, imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti di 39 comuni erano esentati dal versamento dell’imposta, ora il numero di comuni è sceso drammaticamente a 15 (in 8 totalmente esentati, in 7 esentati solo i professionali) su 60. Ribadiamo infine l’invito ai parlamentari viterbesi e a tutte le forze politiche – concludono Chiarini, Rossetti, Pini e Biagini – a farsi carico, in sede di conversione in legge del decreto, di sostenere gli emendamenti che verranno proposti da Agrinsieme per modificare i criteri di un inutile balzello capace solo di peggiorare la situazione economica del nostro territorio”.

 


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4 febbraio, 2015

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