Viterbo – (p.p.) – “Per tutti i viterbesi che per tomba ebbero una foiba” (fotocronaca – slide).
Sono 14 i martiri delle foibe della provincia, tra cui il viterbese Carlo Celestini, a essere stati ricordati questa mattina a valle Faul, al monumento ai Caduti. Una cerimonia voluta dal comitato 10 febbraio, con il comune e la provincia, nella Giornata del ricordo.
Il pensiero va a loro, ma anche alle 350mila persone costrette a fuggire per paura d’essere uccisi. Solo perché italiani.
Erano in tanti questa mattina di fronte al masso commemorativo realizzato da Aldo Quadrani, voluto dall’assessore scomparso Antonio Fracassini e intitolato proprio a Celestini.
“Quello di oggi – ha esordito Silvano Olmi, segretario del comitato – è un grido di libertà contro la guerra, la sopraffazione fisica e la pulizia etnica. Siamo qui di fronte al monumento per riaffermare i valori del coraggio e della pace. Sono presenti anche le associazioni combattentistiche e d’arma, custodi dei valori nazionali. Gli stessi che anni fa spinsero 350mila persone ad abbandonare le terre occupate dai nostri concittadini. Furono costrette a emigrare dal proprio paese. Una fuga immotivata proprio perché avviene a guerra finita, tra il ’46 e il ’48. Oggi siamo qui a ricordare il loro sacrificio e la loro scelta che rinsalda i valori nazionali, il patriottismo e il senso di appartenenza a un paese nell’ambito di un’Europa unita”.
L’associazione lavora, dunque, per mantenere viva la memoria. “Con noi c’è Ida Ricci, nipote di Giovanni, un finanziere imprigionato dai tedeschi, che venne costretto a lavorare in una miniera di rame, a centinaia di metri sotto terra. Fu lì, in terra slava, che trovò la morte durante una frana a un anno dalla fine della guerra. Sua nipote è la testimonianza viva della manifestazione che stiamo celebrando. Abbiamo avviato una pratica per il riconoscimento della medaglia a Ricci e speriamo di potergliela consegnare il prossimo anno. Il nostro obiettivo è quello di fare ricerca storica per riportare in vita il nome di queste persone”.
Dopo di lui ha preso la parola il sindaco Leonardo Michelini. “Questa giornata – ha detto – non è il ritrovo di quattro amici, ma è riconosciuta dallo Stato per ricordare gli eccidi di persone cadute solo per il fatto di essere italiani. Diamo un senso di coscienza e conoscenza della nostra storia, in cui il totalitarismo ha fatto sì che tante persone morissero solo per fare parte di un etnia. Bisogna togliere i veli e fare chiarezza per riportare in vita la verità su certi episodi che non possono essere dimenticati. Abbiamo bisogno di coraggio, lo dice anche papa Francesco quando afferma che non c’è Stato, non c’è sviluppo e non c’è crescita, se non si include. L’inclusione sociale è un valore di tutti. Dobbiamo essere attaccati alla nostra città e alla nostra cultura”.
Alla cerimonia anche il presidente della provincia Marcello Meroi, che si è soffermato sul lungo periodo in cui le vittime sono finite nell’oblio politico e istituzionale. “Un popolo diviso fa poca strada e deve riconoscersi in valori condivisi”.
Infine Maurizio Federici che ha richiamato l’attenzione sulla strage di Vergarolla e le sorti di Trieste rimasta sotto occupazione fino al 1954. Quindi un pensiero alle nuove generazioni. “Siamo disponibili a tenere incontri nelle scuole di Viterbo e provincia per spiegare ai giovani la tragedia delle foibe e l’esodo di 350mila italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia per dare il nostro contributo di conoscenza, in particolare sulla tragica fine di quattordici nostri conterranei vittime della pulizia etnica operata dai partigiani comunisti di Tito”.
Alla cerimonia c’erano, tra gli altri, gli assessori comunali Giacomo Barelli e Antonio Delli Iaconi, i consiglieri Daniela Bizzarri, Francesco Serra, Luigi Maria Buzzi, il consigliere regionale Daniele Sabatini e diversi esponenti del centrodestra viterbese.
Martedì 10 febbraio, inoltre, il segretario del Comitato, Silvano Olmi sarà alla cerimonia commemorativa alla Camera di fronte alla presidente laura Boldrini e al neo capo dello Stato Sergio Mattarella.
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