Riceviamo e pubblichiamo – I giovani democratici della provincia di Viterbo, senza esitazione alcuna, aderiscono allo sciopero generale indetto dalla Cgil il 6 settembre.
Non è una questione di scelta, se scioperare o non scioperare, se manifestare con questa o con quella compagine… è una questione “morale”, è un dovere verso noi stessi, verso i lavoratori, verso il popolo tutto.
Abbiamo il dovere di scendere in piazza e manifestare il nostro dissenso contro una manovra “ballerina” che vessa il nostro presente e mina drammaticamente il nostro futuro.
In piena autonomia rispetto alle posizioni di qualunque sigla sindacale noi giovani, noi democratici (ragionando su scala innegabilmente più ampia), abbiamo il dovere civile d’essere presenti, rifacendoci alle parole del nostro segretario nazionale, in ogni angolo in cui si contesta questa manovra.
Come possiamo sperare di vivere in una società democratica se “democraticamente” l’evasore con capitale scudato in Italia viene tutelato e l’operaio no? Come possiamo definirci ancora una Repubblica fondata sul lavoro se l’unica certezza che contraddistingue i nostri giorni è la disoccupazione?
Come possiamo definirci una potenza mondiale se l’Istat ogni giorno ci rammenta allarmato che il nostro Paese non cresce?
Come possiamo permettere di farci considerare cittadini di serie B?
Ogni giorno assistiamo a misure rocambolesche che hanno la durata di un battito d’ali di farfalla, ogni giorno il Governo si affretta a diramare proclami che già l’indomani vengono smentiti… ogni giorno stiamo a guardare la precaria danza di una maggioranza su un filo sempre più logoro, in bilico tra l’accontentare quello e il non scontentare l’altro… ogni giorno a ricevere la conferma che noi popolo siamo altro rispetto agli interessi di chi ci governa, siamo il pozzo (ahimè con un fondo) a cui attingere, imperterriti, fino a prosciugarci risorse e dignità.
Se fossimo in un paese civile, il massimo dell’attenzione sarebbe canalizzata sui lavoratori, sugli studenti e sulle fasce più deboli della popolazione. Se fossimo un paese un civile.
Essendo in Italia l’attenzione è invece canalizzata sullo sciopero dei calciatori che non volendo pagare il contributo di solidarietà minacciano di non giocare il campionato; essendo appunto in Italia il calcio è una priorità e il meschini giocatori vengono tutelati più del dipendente statale che si troverà a pagare tale contributo. Ma secondo voi, se tutti i dipendenti pubblici decidessero a loro volta di non lavorare, perché anche loro non sono d’accordo con il pagare il contributo di solidarietà, il Governo si comporterebbe parimenti? Io non credo.
Io sono stata sempre convinta che qualunque azione politica si riveli fallimentare nel momento in cui anche uno soltanto dei cittadini è scontento a fronte delle misure adottate.
Non credo che siamo noi i soli a provare amarezza, inquietudine e disuguaglianza davanti a tale scenario. Scendiamo in piazza il 6 settembre, è una questione di dignità, è una questione d’orgoglio, è un “i miei diritti tu non li calpesti”.
Melissa Mongiardo
Responsabile della comunicazione per la Federazione provinciale Giovani Democratici
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