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Viterbo -

Sciopero, ecco i nostri motivi

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Palazzo Gentili

Palazzo Gentili

Riceviamo e pubblichiamo – Si è svolto stamattina alla sala della Provincia l’attivo della Cgil di Viterbo, che ha visto una vasta presenza di iscritti e non iscritti alla Cgil consapevoli e partecipi delle motivazioni dello sciopero generale.

Attivo organizzato per discutere appunto della nostra proposta per le manovre economiche più eque e più giuste, (tre in un mese e mezzo presentate dal governo tutte e tre diverse, e non finirà qui visto l’insufficienza dei provvedimenti e visto la discussione ancora in atto) e soprattutto proposte per favorire l’occupazione e la crescita del paese.

La Cgil propone di reperire fondi attraverso un piano strutturale di lotta all’evasione fiscale che oggi è pari a 130 miliardi, di prevedere una imposta straordinaria sui grandi immobili superiori a 800mila euro con aliquota fissa dell’1% possono entrare 12 miliardi, un’imposta ordinaria sulle grandi ricchezze pagata solo sulla quota che eccede gli 800 mila euro, che può avere un gettito di 15 mila euro, una corretta riduzione dei costi della politica con tagli lineari ed immediati di tutti gli emolumenti, delle indennità e dei “vitalizi” di politici e amministratori pubblici, sospensione delle “consulenze” in tutta la pubblica amministrazione, riduzione di società che non producono servizi perfettamente inutili questo potrebbe far entrare 8,5 mld.

C’è stata poi una risposta corale di no all’ultima invenzione di Berlusconi e Bossi nell’incontro avvenuto a Villa San Martino che prevede l’annullamento nelle pensioni di anzianità sia del servizio militare che del riscatto di laurea, e per il contributo di solidarietà lasciato solo ai dipendenti della pubblica amministrazione, ma su questi due punti per fortuna si sono subito dichiarati i magistrati dicendo che è norma anticostituzionale, non si può fare.

Con queste risorse la Cgil propone di costituire un fondo per la crescita e l’innovazione ed investire ogni anno un miliardo di euro per favorire l’occupazione dei giovani.

Non è mancato poi da parte di tutti gli intervenuti il dissenso totale (oltre tutto perché non c’entra nulla con una manovra economica) con quanto previsto nel decreto all’articolo 8 che prevede arretramenti dei diritti dei lavoratori come il licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, annullamento del contratto collettivo nazionale di lavoro, e poi le festività che vogliono sopprimere quelle del 25 aprile il 1 maggio e il 2 giungo inserite solo perché si vuole cancellare la storia del nostro paese.

Le conclusioni sono state affidate ad Antonio Filippi, della Cgil nazionale, che nel suo intervento ha ripreso tutti i punti essenziali motivando la scelta della mobilitazione del 6 settembre doverosa e non più rinviabile per la gravità delle scelte di questo governo incapace che ricadranno tutte sulle nostre spalle.

Cgil Viterbo


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31 agosto, 2011

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