Viterbo – Da oltre un anno non può più entrare in casa per una frana.
Il proprietario con la sua famiglia è stato costretto ad andare in affitto, ha manifestato anche sotto il comune, il sindaco in consiglio comunale e prima a lui personalmente aveva promesso l’invio di tecnici per capire la situazione, ma sono passate altre settimane e nulla si è mosso.
“Nel febbraio 2014 – ricorda Roberto Cappadona, avvocato del proprietario – è crollato il costone in strada Pierina, in parte area privata e in parte pubblica.
In via cautelare l’immobile è stato dichiarato inagibile, compresa l’abitazione del signor Villani.
E’ stato fatto evacuare immediatamente e sono stati messi i divieti”.
Il comune ha inviato una diffida al proprietario del terreno dove è avvenuto il cedimento, per la messa in sicurezza.
“I lavori sono stati realizzati solo in parte – osserva Cappadona – quelli d’immediata urgenza. Al comune però è sufficiente”.
Manca solo il permesso e la famiglia può rientrare in casa. Sembra facile, ma non lo è.
“Sono stati messi cartelli, ma non è mai stato emesso all’inizio un provvedimento d’inagibilità. Potrebbe rientrare, ma violerebbe comunque il divieto imposto un anno fa”.
Serve che in comune qualcuno produca qualcosa. Un documento, una dichiarazione, un’ordinanza in cui risulti nero su bianco lo stato della zona.
“Attualmente c’è un rimpallo di competenze fra dirigenti comunali – continua Cappadona – ma il mio cliente vuol sapere se può rientrare o meno.
Se il comune decide che è inagibile, magari può fare ricorso al tribunale, chiedere che siano effettuati altri lavori”.
Così invece vive in un limbo. Fuori casa.
“Oltretutto l’abitazione è in stato d’abbandono e col tempo la situazione peggiora. Ma se rientra potrebbe essere denunciato”.
Per mesi Villani ha tempestato il comune d’email e richieste di un incontro con il sindaco. “Fino a quando ha protestato sotto palazzo dei Priori e alla fine è riuscito a parlare con il primo cittadino. Michelini ha riconosciuto la mancanza del comune.
Tuttavia non ha mandato nessuno.
So che in consiglio comunale è stato nuovamente sollecitato a intervenire, aveva promesso nel giro di una settimana che avrebbe fatto controllare, ma le settimane passano e non è ancora successo nulla”.
Anzi: “Rispondendo in consiglio il primo cittadino ha pure detto che quella non sarebbe un’abitazione, ma un magazzino.
Dichiarazione offensiva e che non risponde al vero. Documenti alla mano. E’ una casa. Che non può essere utilizzata e pur essendo di proprietà sono costretti ad andare in affitto.
Il mio cliente non chiede un’abitazione o altro. Vuole solo che il comune produca atti.
Se la zona è agibile, allora può rientrare. Altrimenti dichiari, ma nero su bianco, l’inagibilità”.
Giuseppe Ferlicca
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