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Lettere - Viterbo - Enrico Benedetti si chiede perché la vicina provincia di Grosseto non abbia bisogno delle multe per i soldi da destinare alla viabilità

Servivano i tutor per avere strade decenti?

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Provincia - Palazzo Gentili

Provincia – Palazzo Gentili 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sulla querelle dell’installazione, lungo varie strade provinciali, dei cosiddetti tutor anti velocità, il presidente e l’assessore al traffico competenti hanno indetto, stante il clamore suscitato dall’iniziativa, una conferenza stampa che ha finito con l’assumere contenuti surreali.

Premesso, infatti, che i dispendiosi congegni non servono a far cassa ma a garantire la sicurezza in quelle arterie, i due amministratori hanno finito candidamente con l’ammettere che i proventi delle sanzioni – di prevedibile tutto rispetto – verranno impiegati per il rifacimento o la sistemazione della rete viaria, abbastanza disastrata, che appartiene all’ente.

Se tutto questo non significa rastrellar quattrini, vuol dire che io sono un frate cappuccino. Non meraviglia, perciò, che i sindaci dei comuni interessati siano stati tenuti all’oscuro, con scarso rispetto del galateo istituzionale, di provvedimenti, che pur investivano i rispettivi ambiti territoriali. Né meraviglia, ancor meno, l’osservazione, sollevata un po’ ovunque, che a rallentare la velocità veicolare, provvedono già le miriadi di buche, avvallamenti e dissesti che martoriano la viabilità provinciale viterbese.

Qual è allora il problema? Che, ad esempio la vicina provincia di Grosseto vanta strade neppure comparabili con quelle nostre e, per avvedersene, basterebbe superarne i confini, che sono anche regionali. Eppure, tra trasferimenti statali, addizionali varie, tasse sui passi carrabili, sull’immatricolazione dei veicoli, sulla pubblicità stradale etc., le disponibilità finanziarie delle due amministrazioni non dovrebbero divergere sostanzialmente. Forse che, di là, imperano ancora i granduchi illuminati e qui da noi il Papa – Re?

Enrico Benedetti


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14 marzo, 2015

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