Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta al direttore generale Adolfo Pipino – E’ ormai noto che, da mesi, la carenza di infermieri, in servizio negli ospedali viterbesi, ha raggiunto limiti insopportabili.
Se è vero che ciò è dovuto ai “blocchi” della Regione Lazio, è anche vero che l’Ausl da lei diretta non può permettersi di risolvere tali problemi usando strategie che sconvolgono ed umiliano la professione infermieristica anche a danno dell’assistenza.
Ci risulta che sono stati effettuati “accorpamenti” di unità operative ed altre sono in corso, dove gli Infermieri, tutti insieme, devono sopperire a più reparti di degenza.
A nostro giudizio, tale operazione danneggia, non solo la professionalità infermieristica, ma mette a soqquadro una dignitosa e dovuta assistenza, in quanto, né il paziente, né l’infermiere verranno mai in sintonia sulla tipologia assistenziale legata alla patologia ed al rapporto umano, poiché troppo limitato.
Ci sono, poi, gli infermieri, assegnati a determinati reparti, perché prescritti dal medico competente, che possono ritrovarsi, improvvisamente, esposti a rischio di salute.
Potrebbero esserci coordinatori infermieristici che si incrociano sulle competenze, nel mentre “nascono” megacoordinatori; ciò in una disagevole insofferenza e nello stesso momento potrebbero esserci coordinatori infermieristici, (che hanno acquisito “il meritato” coordinamento), che, magari, da anni, dedicano la maggior parte dell’orario di lavoro “a sguazzare” su internet per i propri comodi, fregandosene del rischio di incorrere nel reato di truffa e peculato.
Insomma, signor direttore generale, non si può puntare sempre sulla pelle di chi con professionalità e competenza svolge il proprio dovere, ma che la stanchezza ed il nervosismo potrebbe indurre in errori, anche gravi.
Ci permettiamo di suggerire l’istituzione di un servizio di pronta disponibilità infermieristica, in modo di dare la possibilità, a chi se la sente, e pensiamo che potrebbero essere molti, di aderire per avere, almeno, la soddisfazione di vedere gli straordinari retribuiti in compenso del sacrificio. Oppure, visto che gli ausiliari sono stati riqualificati ed inquadrati nella qualifica di operatore socio sanitario, utilizzarli a sostegno della funzione infermieristica anziché continuare ad utilizzarli in lavori di “portantinaggio”.
Signor direttore generale, legga con attenzione, anche tra le righe, quanto sopra riportato, poiché riteniamo che nulla debba essere sottovalutato, e su questo restiamo fiduciosi.
Distinti saluti
Maria Petracci
Segretaria provinciale Confael Sanità
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