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Viterbo - Tagli dallo Stato e minori entrate in tasse rendono difficile approvare il bilancio e mantenere i servizi

Allarme rosso, mancano tre milioni di euro

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Stefano Quintarelli

Stefano Quintarelli 

Luisa Ciambella

Luisa Ciambella 

Viterbo – (g.f.) – Se tutto va bene, siamo rovinati…

L’assessora al Bilancio Luisa Ciambella è certa: al comune non arriverà il commissario e il bilancio sarà chiuso. Tuttavia, le cifre snocciolate ieri mattina in commissione dal ragioniere capo Stefano Quintarelli non mettono di buonumore.

Le picconate del governo sugli enti locali hanno fatto venire meno qualcosa come tre milioni di euro dal bilancio del comune di Viterbo.

Far quadrare i conti non sarà facile.

“Con la legge di stabilità – spiega Stefano Quintarelli – al bilancio sono venuti meni un milione e 600mila euro. In base a una vecchia norma del governo Monti ci sono stati tolti altri 112mila euro, quindi altri tagli rispettivamente di 496mila euro per il 2014 e 248mila per il 2015”.

E se la somma fa il totale, per palazzo dei Priori, come per tanti altri comuni, è un disastro.

Il governo centrale pare che abbia poco a cuore le sorti degli enti locali. L’Imu agricola è un altro esempio.

“Viterbo – continua Quintarelli – dovrebbe riscuotere un milione 544mila euro. Infatti l’Agenzia delle Entrate su Imu e Ici hanno trattenuto un milione e 544mila euro.

Lo Stato se li è presi subito i soldi”. Peccato che tra lo spedire le bollette e il ricevere i pagamenti, ce ne passa.

“A fronte del milione e mezzo che ci hanno decurtato, abbiamo incassato a oggi solo 519mila euro”. Sull’Imu accade qualcosa di simile.

“Per l’Imu abbiamo 24 milioni e 144mila euro, ma in bilancio ci sono soltanto 14 milione 300mila euro”. Perché lo Stato si prende una bella fetta della tassa e non contento, trattiene pure il 38,20% del versamento.

Versante Imu: nel 2014 c’è un deficit di due milioni, compensato solo per 500mila euro dal fondo accantonato in fase di bilancio.

Va meglio con la Tasi, magra consolazione. 350mila euro di maggiori incassi rispetto alle previsioni.

Poi c’è Talete. Si dovrebbero accantonare tre milioni, uno l’anno.

E se lo Stato si comporta da matrigna, ai comuni non resta che tagliare. Ma cosa? Le spese sono già all’osso.

“Con questa situazione – osserva Quintarelli – gli attuali livelli qualitativi quantitativi dei servizi non siamo in grado di garantirli. Sul fronte spese, sono dieci anni che tagliamo. Difficile farlo ancora”.

Eppure qualcosa si dovrà fare. “Il comune acquista pasti per le mense a cinque euro e li vende a tre euro per tutti.

Calcolando 270mila pasti, ci si rimette 570mila euro”. Forse sarebbe il caso di diversificare i prezzi in base al reddito. Chi può, paghi di più, chi non può, continui a essere tutelato.

Non c’è via d’uscita. Le entrate non entrano.

“Gli imprenditori – osserva Quintarelli – molti le tasse ad esempio sui capannoni non le pagano. Se strutture simili non riescono a metterle a reddito, poi quando gli arrivano 10mila euro di tasse, non ce la fanno.

Per l’Ici su un milione e 400mila euro abbiamo incassato 80mila euro. Per la Tarsu, la gente viene a chiedere il ricalcolo delle superfici, per risparmiare qualche euro”.

Impensabile recuperare le minori entrate andando ad aumentare la pressione fiscale sugli immobili. Siamo già oltre il limite.

“Una situazione del genere – osserva l’assessora Luisa Ciambella – non si era mai verificata. Dobbiamo trovare il modo d’andare avanti.

E’ chiaro che molto non riusciremo a fare, l’amministrazione s’impegnerà si pochi punti che interessano la città. Per il resto, c’è ben poco.

Non dobbiamo aspettarci miracoli, ma ritengo che il bilancio vada comunque adottato a prescindere da eventuali proroghe da parte del governo”.


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25 marzo, 2015

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