Viterbo – “Sulle Terme, il comune ha toccato il fondo”.
L’acqua alle Terme non arriva e nemmeno la chiamata per i dodici dipendenti stagionali che rischiano di restare a casa perché la stagione dei fanghi è compromessa. Se così fosse, si creerebbe un esubero di 50 persone.
Ieri mattina, Fortunato Mannino (Cisl), Elvira Fatiganti (Uil) e Donatella Ayala (Cgil) hanno incontrato la direzione delle Terme dei Papi per fare il punto. A oggi e, dopo le rassicurazioni del Comune sulla conclusione degli interventi, nulla si è mosso, tanto meno i livelli delle acque. E i sindacalisti non ci stanno.
“La società – dice Mannino – ci ha informati che non è stata ancora ripristinata l’acqua necessaria per avviare la stagione dei fanghi che doveva partire il 16 marzo. Sulla data d’inizio, c’è tanta incertezza, si parlava del 23 poi si è passati al 30, ma non è detto che non possa slittare di nuovo. Ciò che è certo è che, finora, sono state disdette 250 prenotazioni con un mancato incasso di circa 75mila euro. Per non parlare poi del danno peri 12 lavoratori stagionali che, in queste condizioni, non saranno assunti.
Il comune ci aveva garantito il ripristino dei livelli della Callara in tempo utile per l’apertura della stagione. Così non è stato e il prolungamento degli interventi creerà problemi non solo per i livelli occupazionali, ma anche per i clienti. In un anno, infatti, vengono fatti circa 32mila 244 fanghi, in cicli da dodici sedute, sono cioè 2687 le persone vengono a stare in città e che, invece, stvolta saranno costrette ad andarsene altrove.
Le istituzioni dovrebbero risolvere i problemi e non crearli. Pur non potendo fare più di tanto, il Comune dovrebbe sollecitare chi di dovere, per far sì che la situazione rientri nella normalità entro brevissimo tempo.
In ballo, c’è il futuro di 50 persone e delle loro famiglie. Noi, come sindacati, terremo alta l’attenzione per far sì che presto si possa avere un servizio efficiente per la città – conclude Mannino -. Difenderemo poi fino in fondo i diritti dei lavoratori e la loro dignità”.
Elvira Fatiganti (Uil) attacca senza mezzi termini. “Il comune ha toccato il fondo – dice la sindacalista – e questa situazione, che mette a rischio il futuro di 50 persone e danneggia l’indotto economico della città, deve essere risolta al più presto. Non è possibile che l’acqua nella callara manchi dal 4 dicembre e che nessuno abbia fatto nulla di concreto. Invece di parlare di piano A e B, agiscano. Subito. In caso contrario, non esiterò a chiamare le Iene o Striscia la notizia, tanto il Comune è abituato alle visite del Gabibbo.
L’amministrazione è sorda e sta ammazzando la città. Per forza poi i turisti preferiscono andare nei centri benessere di Saturnia. Sono preoccupata per i lavoratori, è un momento di crisi, e invece di fare squadra ci lasciamo sfuggire le occasioni da sotto gli occhi che potrebbero rilanciare la nostra economia”.
Non la pensa diversamente Donatella Ayala (Cgil). “Ci sono dodici persone che, al momento, non possono lavorare e cinquanta che sono a rischio – aggiunge -. Lo stabilimento ha disdetto centinaia di appuntamenti e prenotazioni e a rimetterci c’è tutto l’indotto coi servizi di alloggio e ristorazione. Dopo la sistemazione del pozzo San Valentino, siamo ancora in attesa della ripulitura della condotta di cui si sarebbe fatto carico anche il gestore dello stabilimento pur di avere presto l’acqua. Non possiamo permetterci tempi biblici per intervenire, ma bisogna agire subito per i dipendenti che vivono nell’incertezza quotidiana. Non è accettabile che un comune possa lavorare in un modo così superficiale”.
Paola Pierdomenico
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