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Viterbo - Intervengono gli operatori di Mammagialla per ribadire il valore delle conoscenze in ambito sanitario penitenziario che non può essere disperso

“Infermieri del carcere, no al continuo ricambio del personale”

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Il carcere Mammagialla

Il carcere Mammagialla 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo una nota indirizzata al commissario straordinario della Asl Luigi Macchitella e a tutti gli operatori aziendali Asl a firma degli operatori in prestazioni aggiuntive del carcere di Viterbo avente per oggetto chiarimenti sulla condizione degli infermieri che operano nella casa circondariale di Viterbo dopo le note sindacali.

Commissario, ci rivolgiamo a lei come massima autorità della Asl di Viterbo, perché siamo stanchi dei ripetuti attacchi da parte di alcuni sindacalisti, ci permetta di difendere la nostra professionalità da persone che intendono screditarla.

L’unità operativa semplice di medicina territoriale del carcere di Viterbo non può essere paragonata ad altre similari unità operative della Asl di Viterbo, proprio perché è l’unica nella quale si devono coniugare esigenze di salute con necessarie esigenze di sicurezza e un turn over troppo frequente di personale infermieristico potrebbe esporre il sistema salute-carcere a criticità non preventivabili quanto drammatiche.

Il personale infermieristico che oggi opera in carcere, infatti, ha acquisito un patrimonio di conoscenze in ambito sanitario penitenziario (ambito sanitario unico nel suo genere) che è un valore aggiunto per la Asl in tema di salvaguardia della salute delle persone detenute, patrimonio che andrebbe irrimediabilmente disperso con un continuo ricambio di personale, tutto questo però non è noto ad alcuni sindacalisti che per tutta la loro carriera forse non hanno mai prestato il loro lavoro in una unità operativa.

Vorremmo fare delle domande a questi sindacalisti:

1. Se il criterio è dare la possibilità di lavoro agli operatori disoccupati, come mai non si citano anche i servizi (A.D.I.A.I., ambulatori Painf, centro trasfusionale, infermieri in prestazioni aggiuntive nella Uo di radiologia, ecc. ). Vi è forse un particolare interesse da parte di qualcuno a indicizzare il servizio sanitario penitenziario rispetto agli altri?

2. Forse queste sigle sindacali non hanno iscritti al servizio penitenziario, mentre negli altri servizi si?

3. Come mai questi sindacalisti, pur facendo il lavoro da amministrativi, percepiscono lo stipendio da operatori sanitari con indennità che superano di gran lunga la differenza sulla busta paga che a loro dire, percepiamo?

4. Perché visto che sono bravi a fare i ragionieri e fare i conti, non dicono quanto costano e sono costati di stipendio alla Asl per anni senza mai lavorare? E, forse, non conoscono nemmeno come è fatta una provetta?

5. Perché non ci dicono dove prestano da qualche mese il 50% del loro prezioso lavoro?

Siamo disposti, per chiarire che i nostri compensi non sono quelli che affermano tali personaggi, a pubblicare le nostre buste paga, a patto che lo facciano anche loro.

Precisiamo inoltre che la maggior parte di noi ha lavorato fino al 2011 al carcere con indennità da fame, all’epoca della lira a 8000 l’ora, poi 8 euro l’ora, garantendo comunque il servizio e la professionalità che ci contraddistingue.

In attesa di riscontro si inviano cordiali saluti

Gli operatori in prestazioni aggiuntive della casa circondariale di Viterbo


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7 aprile, 2015

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