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Viterbo - Profonda commozione al funerale del 26enne che si è sparato in bocca alle Saline - Palloncini e messaggi di amici che lo hanno salutato fuori dalla chiesa della Quercia con la canzone dei Queen "Friends will be friends"

“Emanuele rivive in tre persone”

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I funerali di Emanuele Bramini

I funerali di Emanuele Bramini 

I funerali di Emanuele Bramini

I funerali di Emanuele Bramini 

I funerali di Emanuele Bramini

I funerali di Emanuele Bramini 

I funerali di Emanuele Bramini

I funerali di Emanuele Bramini 

I funerali di Emanuele Bramini

I funerali di Emanuele Bramini 

I funerali di Emanuele Bramini

I funerali di Emanuele Bramini 

I funerali di Emanuele Bramini

I funerali di Emanuele Bramini 

I funerali di Emanuele Bramini

I funerali di Emanuele Bramini 

I palloncini fatti volare al funerale di Emanuele Bramini

I palloncini fatti volare al funerale di Emanuele Bramini

Viterbo – “Emanuele rivive in tre persone” (videoGli amici: “Emanuele ci mancherai” – fotocronacaslide).

Profonda commozione al funerale di Emanuele Bramini, il 26enne che lo scorso mercoledì si è sparato in bocca alle Saline. Occhi gonfi di lacrime, lunghi silenzi e tanta tristezza tra le persone che hanno partecipato al funerale di questo pomeriggio alla chiesa della Quercia.

In tanti si sono stretti al dolore della famiglia del giovane. In particolare, i suoi amici lo hanno salutato con messaggi, letti durante la cerimonia e, alla fine della messa, sono stati fatti volare palloncini bianchi sulle note della canzone dei Queen “Friends will be friends”.

Emanuele, che aveva la tessera del donatore, ha fatto sì che il suo gesto divenisse fonte di vita per altre persone. I suoi organi sono stati donati a una ragazza di 22 anni, a un padre di famiglia e a un altro uomo. Ora lui rivive in loro.

A officiare la messa don Massimiliano. “In questo momento – esordisce il sacerdote – sarebbe meglio il silenzio, perché le parole rischiano di rimanere vuote e senza significato. Voglio però fare tesoro dell’esperienza di vita di Emanuele che, ora, si realizza in Dio. Il nostro cuore è smarrito e la nostra mente vacilla. Facciamoci forza, però, di fronte a questo mare buio e agitato.

Lo stesso mare che Emanuele ha scelto di contemplare al termine del suo cammino. Guardiamo Emanuele e facciamo tesoro di ciò che era e di ciò che è in Dio. Aveva tanti doni e altrettante qualità come la capacità di saper volere bene, di saper amare e di stare accanto con amicizia. Sapeva sorridere ed esprimere forza con la sua presenza. Portava tanti talenti nel suo cuore e, in questo momento, tutti siamo chiamati a non sprecarli e a farli crescere”.

Il sacerdote si è poi siffermato sulla fragilità dell’essere umano. “Dobbiamo fare tesoro della sua fragilità che lo ha portato a dare, anche se in modo assurdo, un senso al gesto che ha compiuto per far sì che la sua vita potesse divenire sorgente di vita per gli altri. Emanuele continua a vivere in tre persone: una ragazza di 22 anni, un papà di famiglia e un altro uomo. Ha dato la vita a loro e alle loro famiglie. E questo ci dice molto del suo cuore e del essere.

Questo mondo di paure per i giovani, in parte, lo abbiamo creato noi adulti. Le situazioni drammatiche che ci colpiscono sono spesso frutto delle scelte di uomini e donne. Riprendiamo, dunque, in mano la nostra vita, senza arrenderci. Torniamo a essere persone che sanno offrire un futuro migliore”.

Poi un messaggio agli amici di Emanuele. “Non perdete mai la speranza, ma guardatevi dentro e trovate qualcosa di più grande, cercando intorno a voi quel bene, che forse è piccolo, ma che c’è e riscoprite il coraggio di poter cambiare il mondo. Non è impossibile. Se ognuno facesse la sua parte, le cose sarebbero diverse e non ci troveremmo a vivere certe situazioni. Non siamo qui per giudicare o sentirci migliori degli altri, ma per ricevere il dono di una nuova occasione che deve nascere da ciò che Emanuele è stato, ciò che è in Dio e ciò che ha vissuto. Tutti quanti stringiamoci attorno a Lidia, Eugenio, Stefano e alla famiglia di Emanuele che presentiamo al Signore affinché lo accolga.

Chiediamo a lui la forza per una nuova vita, il coraggio per un futuro diverso e la speranza per non tirare mai i remi in barca, anche quando il mare è buio e agitato e non riusciamo a vedere l’orizzonte perché, nonostante tutto, il sole c’è. Prendici per mano – ha concluso il parroco come a rivolgersi a Emanuele – e accompagnaci con il tuo amore”.

Alcuni amici del ragazzo hanno quindi letto dei brevi messaggi per ricordarlo. “Abbiamo riso tanto insieme – ha detto un ragazzo -, abbiamo visto posti, vissuto avventure e condiviso esperienze. E così continuerà a essere. Nelle nostre risate ci sarà sempre un po’ di te, nelle nostre battute ci sarà un po’ della tua simpatia e la tua parlantina continuerà a colmare i nostri silenzi, perché tutto ciò che ci hai regalato e fatto apprezzare di te, resterà dentro ognuno di noi”.

“Pensare che non ci sei più è devastante – ha aggiunto una ragazza -, ma puoi stare certo che ti porteremo sempre nel cuore”.

“Anche per chi ha avuto modo di conoscerti per poco tempo, è bastato poco per legare con te – ha aggiunto un’altra ragazza -. Non dimenticheremo il tuo modo di essere gentile, educato, una persona ricca di talenti, attento all’altro, riservato e dal cuore generoso”.

E ancora un altro amico. “E’ questa l’immagine che vogliamo portare con noi – riferendosi alle parole lette poco prima dalla ragazza – perché la tristezza, che ci ha colti impreparati, lasci il posto alla serena nostalgia nel ricordare i momenti trascorsi insieme”.

E infine un altro ragazzo. “Riposa in cielo uomo buono che è andato in cielo cercando di essere utile per gli altri, senza disturbare. Ci mancherai. Ciao bello”.

A conclusione della messa, la bara di Emanuele è stata posizionata fuori dalla chiesa. Tutto intorno amici, parenti e conoscenti con in mano palloncini bianchi che sono stati fatti volare sulle note della canzone dei Queen “Friends will be friends”. Poi un lungo applauso ad accompagnare il giovane nel suo ultimo viaggio.


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23 aprile, 2015

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