Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono veramente stufa delle chiacchiere e mi sento impotente di fronte ad un sistema che mi impedisce di esprimere il dissenso senza strumentalizzare tutto, dai sindacati ai vassalli di turno.
Voglio una scuola che sia inclusiva, ma anche meritocratica per i miei ragazzi, voglio una scuola libera da sponsor esterni e intromissioni religiose o politiche, ma aperta al territorio e in linea con l’Europa, voglio una scuola che mi valuti e possono farlo i genitori, gli alunni, un’équipe specializzata non il mio dirigente scolastico, voglio una scuola dove se un insegnante va in burn-out o è un incompetente possa essere inserito in altri compiti e/o entrare in un percorso di formazione.
Voglio una scuola con insegnanti giovani e preparati, dove entrano a scuola a insegnare solo i vincitori di concorso e il concorso è accessibile solo per coloro che sono stati selezionati per il corso abilitante Tfa.
Come vedete non credo che i sindacati o i vassalli di turno possano sposare questa tesi, ma ho l’ardire di pensare che molti insegnanti la condividerebbero. Questa riforma è tutta approssimativa non c’è chiarezza in nessuna parte.
Ricordate lo slogan “lo sport di classe alle scuole elementari”? Bene, consisteva in un’ora al mese di attività motoria per le ultime classi. Ridicolo?! No, semplicemente agghiacciante. Gli insegnanti sono abituati a progettare percorsi didattici avendo chiaro il risultato atteso, vorrei conoscere il risultato atteso da questa riforma.
Marilena Ponzio
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