Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Prosegue “Lego lab”, manifestazione inserita fra le vincitrici del bando “Io leggo”promosso dalla Regione Lazio per incoraggiare fra i cittadini la pratica della lettura.
Domenica 10 maggio, secondo appuntamento con letture en plein air nel cuore del centro storico di Viterbo.
Una piazza, un libro: questo il titolo e leitmotiv degli appuntamenti nel corso dei quali strade, piazze e monumenti viterbesi che affollano le più belle pagine degli scrittori di storia locale saranno raccontate e rilette ad alta voce nei luoghi che le ispirarono.
Una narrazione pubblica di Antonello Ricci accompagnata da letture di Pietro Benedetti e percussioni di Roberto Pecci.
L’appuntamento è fissato per le 10.30 in piazza del Gesù. Dopo aver fatto tappa nella chiesa omonima – rievocando l’omicidio di Arrigo di Cornovaglia immortalato da Dante nel XII canto dell’Inferno – il gruppo muoverà su piazza della Morte passando per via dei Pellegrini e facendo tappa presso il ponte del Duomo.
Saremo in compagnia di Cesare Pinzi, I principali monumenti di Viterbo. Guida pel visitatore, edizioni Sette Città 1993 (edizione originale: 1910).
L’iniziativa si concluderà con una degustazione di prodotti tipici nei locali di Viterbo Sotterranea.
La quota di partecipazione è 5 euro. Il ticket va preliminarmente acquistato presso Viterbo Sotterranea (piazza della Morte). Info prevendita biglietti: legolabviterbo@gmail.com – 0761220851 – facebook.com/legolab
Cosa c’è da dire a proposito di questa fatica (minore certo ma anche molto-molto bella, godibile-godibilissima) di Cesare Pinzi? Questo: che a prenderlo in mano oggi, questo impeccabile vademecum, e magari a dispiegarne il pieghevole allegato con la Pianta della Città, noi lettori proviamo la straniante sensazione di avere in pugno l’eccentrico baedeker di una Città Fantasma. Di una forma urbana ormai estinta, scomparsa dalla faccia della terra, annichilita dalle benne della Storia.
Perché una sola cosa sola si certifica ineluttabile, certa e realissima, ai nostri occhi di lettori odierni: la Viterbo 1910 percorsa descritta cartografata evocata dal Pinzi è una Fu-città che il resto del secolo scorso si sarebbe ben presto incaricato di trasformare colmare scavare abbattere svuotare cancellare riedificare, rendendola – a tratti – irriconoscibile: prima l’urbanistica in camicia nera e le bombe alleate, poi le febbri palazzinare, infine la desertificazione del centro storico con l’esodo residenziale verso le campagne e il dilagare della grande distribuzione a cintura soffocante della città nuova.
Cosicché, sfogliare I principali monumenti di Viterbo dà sulle prime un certo brivido: l’impressione come di esser saliti su una macchina del tempo o di essere stati inghiottiti da evocazioni ectoplasmatico-paranormali nel corso di una seduta spiritica.
In ordine sparso: l’edificazione è ancora minima negli immediati contorni delle mura medievali; lungo il perimetro delle stesse mancano ancora all’appello i varchi che collegheranno (un giorno non lontano) la Cassia e il sottopasso ferroviario con piazza del Teatro e San Faustino col Pilastro; Il fosso Urcionio imbocca in città – birbantello – ancora a cielo aperto presso la cosiddetta Gabbia del Cricco; serpeggia poi fino al capo opposto del centro storico, tra ripe di case e casupole, senza lasciar presagire la squadratura-cicatrice modernizzante di via Marconi; mentre all’inghiottitoio dove Urcionio slarga su valle Faul, troneggia ancora, incredibile a dirsi!, la scritta Ponte Tremoli: quel manufatto del XIII secolo oggi ridotto a nome-fossile di un fantasma interrato.
Lego lab
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