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Canino - 39enne prosciolto dall'accusa di tentato omicidio - Rinviato a giudizio per maltrattamenti e lesioni alla convivente

Voleva impiccarla con i lacci delle scarpe

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Canino

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Canino – L’aveva trascinata nel bosco per impiccarla con i lacci delle sue scarpe. Ma, ubriaco perso, non riuscì nell’intento.

Anche per questo, probabilmente, un 39enne romeno è stato prosciolto dall’accusa di tentato omicidio ai danni della sua compagna. Ieri mattina, l’uomo è stato rinviato a giudizio per maltrattamenti e lesioni e scagionato dall’accusa più grave. 

Con la compagna, da Aosta, si era trasferito a Canino nel 2012. E’ nell’agosto di quell’anno che, durante una battuta di pesca, il 39enne aggredisce la sua convivente, solo perché si era permessa di suggerirgli di bere acqua, al posto del vino: era ubriaco da non reggersi in piedi. Ai carabinieri di Canino, nella sua denuncia, la giovane donna racconta che beveva alcolici ininterrottamente dalla mattina.

Lui, che stava pescando alla diga con il cognato, le si scaglia contro senza dire niente. La trascina nel bosco. Le mette un laccio delle sue scarpe intorno al collo annunciandole che, con quello, l’avrebbe impiccata a un albero. Tragedia scampata, solo perché non ha neppure la camminare: scivola per strada, dando modo a lei di fuggire, spaventata e sotto shock. Il giorno dopo le ha chiesto scusa, ma per almeno dieci mesi la donna avrebbe subito minacce e maltrattamenti (molti dei quali, non documentati, perché mai denunciati).

Un inferno domestico, dalle botte con un mese di prognosi, certificate dai referti dell’ospedale di Tarquinia, alle umiliazioni pubbliche, come quando sarebbe stata costretta a tornare a casa a piedi, da Valentano a Canino, solo perché lui si era arrabbiato, giocando a carte. Oppure la telefonata minatoria, in cui le diceva: “Vengo al lago e vi ammazzo te e tutti gli altri che sono con te, ormai so dove abiti e ti do fuoco alla casa”. 

Scagionato dal tentato omicidio. Ma a ottobre, il 39enne dovrà comunque tornare in tribunale, con il suo avvocato Maria Cristina Pepe, per rispondere di maltrattamenti in famiglia e lesioni.


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12 maggio, 2015

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