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Viterbo - Caos nel partito - Antonio Rizzello attacca la gestione del segretario Calcagnini

“L’unione comunale Pd è fuori dalle regole”

di Giuseppe Ferlicca
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Antonio Rizzello

Antonio Rizzello

Stefano Calcagnini

Stefano Calcagnini 

Viterbo – Pd a Viterbo, la situazione resta difficile, con l’unione comunale guidata da Stefano Calcagnini sotto accusa per la dura contrapposizione con i sette consiglieri comunali guidati dal capogruppo Serra.

L’unione vuole dettare la linea politica. Ma per Antonio Rizzello non ne è legittimata e per perseguire l’obiettivo si è dotata di uno statuto in contrasto con le regole del Pd regionale.

Per dare vita a un organismo satellite, più che interno al Pd. L’ex assessore provinciale faceva parte della segretaria di Calcagnini. Azzerata. E’ stato epurato. All’orizzonte uno scontro noto. Fioroni e i suoi all’unione comunale, contro il resto del mondo democratico.

“L’unione comunale coordina i circoli, come prevede lo statuto del partito. Mi aspettavo che il segretario e la segreteria svolgessero questo ruolo d’ascolto e sintesi con i circoli e la base. Invece ho visto tutt’altro. Una totale assenza di politica, mai coinvolto la base, mai un confronto con i circoli”.

Quindi l’unione comunale cosa ha fatto finora?
“L’unione e il suo segretario nello specifico hanno gestito l’organismo come se fosse una cosa loro. Zero confronto e solo anatemi. La percezione che h,o è di un organismo che ha preso la propria strada, dettando una linea politica a prescindere da qualsiasi tipo di confronto”.

All’assemblea di circolo a Bagnaia lei ha parlato dello statuto di cui l’unione comunale Pd si è dotata.
“E’ uno statuto con il quale si auto proclamano associazione, al di fuori delle regole del partito e del nostro statuto regionale, ma al di fuori pure della politica. Si dà forma a una struttura esterna al partito. Si associano in base a quale criterio? Come scelgono i soci fondatori? Come minimo avrebbero dovuto esserci i segretari di circolo e si dovevano sentire prima gli iscritti”.

 Quando è stato approvato lo statuto dell’unione comunale?
“In un’assemblea a fine aprile. Si sono visti e della serie io scelgo i soci fondatori, il simbolo, la sede e mi auto nomino depositario della linea politica del Pd a Viterbo. Non funziona così. Le regole sono regole e valgono per tutti. Il regolamento regionale Pd consente la formazione delle unioni comunali, con il ruolo di coordinamento fra circoli, dove ce ne siano più di uno. E’ uno strumento utile ad esempio in realtà come Roma. Ma l’indirizzo politico resta ai circoli cittadini e alla federazione provinciale, non a caso sono gli unici dotati di tesoriere, depositario della responsabilità legale verso l’esterno”.

 Un organo di partito può dotarsi di uno statuto così concepito?

“Tra di loro, fra gli amici di Calcagnini possono fare quello che vogliono. Usare un simbolo di partito per un’associazione, invece, non credo proprio. Siccome non incidono in alcun modo nella politica in città, questa carenza la colmano dotandosi di uno strumento autonomo di cui si auto dichiarano responsabili. Se lo dicono da soli. Così per fare politica, pure se non contano, hanno uno strumento”.

Con una sede autonoma?
“Si parla pure di una sede autonoma, sono circolate voci che si sposterebbero all’ex sede della Margherita”.

Qualcosa in quasi due anni avrete fatto come segreteria. O no?
“Il lavoro della segreteria era su documenti politici. Senza che venissero discussi con i circoli o la base, ma nemmeno con i membri di segreteria. Si leggevano e a parte correzioni insignificanti, così dovevano essere approvati. Della serie, se vi sta bene ok, sennò non votate”.

E lei votava?
“Una situazione paradossale. Ero coordinatore della segreteria, ma ero costretto a uscire per non votare contro, visto che nessuno era messo nelle condizioni di conoscere prima il documento portato”.

 Gli argomenti quali erano?
“Se in consiglio comunale il giorno dopo si discuteva dell’atto aziendale Asl, la sera prima in segreteria arrivava un documento. Dettando la linea del partito, alla quale ci si doveva attenere”.

Cioè la linea da seguire da parte dei consiglieri comunali?
“Sì. Solo che spesso nemmeno noi riuscivamo a capire nell’immediato di cosa si stava parlando. Si deve dare il tempo di leggere, documentarsi. Invece era solo richiesto il voto. E basta. Ma non è l’unione comunale Pd o il suo segretario a dettare la linea politica. Deve limitarsi a fare la sintesi”.

I consiglieri non sono eletti dai cittadini e non dal segretario dell’unione comunale Pd?
“Il rapporto fra partito ed eletto è delicato. E’ vero che si prendono voti perché si è in una lista di partito, ma si ottengono preferenze personali, che vanno oltre l’appartenenza politica. Il confronto deve esserci fra partito ed eletto e in questo caso non c’è mai stato. Tuttavia il gruppo consigliare mantiene la sua autonomia e il segretario non può lanciare anatemi a chi non segue quello che lui dice. Manco il Pcus si sognava certe cose”.

 Eppure le censure sono arrivate.
“Ma cosa significa? Il rapporto fra elettore ed eletto è alla base della democrazia. Qui invece non si ascolta nessuno e poi si lanciano censure contro chi non la pensa allo stesso modo, verso chi, il capogruppo Serra e altri, su fatti specifici, manifesta una posizione autonoma. Una censura a senso unico”.

 In che senso?
“Dopo le dimissioni del presidente del consiglio Filippo Rossi,ricordo che il segretario Calcagnini ha avuto il mandato di chiedere che quella figura fosse ricoperta da un esponente del Pd. Con quale risultato? Oggi il presidente è del Pd? Non mi pare. Legittimamente il sindaco ha preso una decisione diversa, solo che il segretario Calcagnini non si è nemmeno scomodato a convocare un incontro e spiegarci il perché. Il peso politico si misura su queste cose. Calcagnini censura gli altri, ma lui?”.

 Quindi?
“Dovrebbe riflettere sul suo ruolo in questi mesi. Domandarsi se se sia utile o deleterio al Pd. Andrebbe riaperto un serio confronto con gli iscritti. Dal 2013 al 2014 gli iscritti in città si sono ridotti a un terzo. A chi imputiamo la responsabilità, se non al gruppo dirigente locale? Non si può solo criticare e censurare. Ci sono oneri e onori, non ci si può dimenticare dei propri doveri”.

Perché il segretario Calcagnini secondo lei agisce in questo modo?
“Per me ritiene d’essere stato eletto attraverso le primarie e quindi d’avere una legittimazione, si sente in diritto di dettare la linea politica. Ma è una sua convinzione. Per come la vedo io, è il frutto di una seria difficoltà da parte sua nel confrontarsi ad esempio con i circoli. Perché nessuno gli vieterebbe di prendere una posizione, ma dopo avere condiviso la scelta. I temi si discutono poi l’unione coordina. Non l’inverso. Qui la base non esiste più. Lui coordina e gli altri si attengono alle sue scelte. Oppure scatta la censura”.

 Un confronto politico, almeno una volta ci sarà stato.
“L’unica vera occasione di dibattito all’interno del gruppo e della segreteria è quando fu prodotto quel documento d’impegni programmatici per l’amministrazione Michelini. Tre paginette immodificabili. Non si poteva proporre altro. Fu approvato, poi nessuno ha più chiesto cosa ne sia stato. Sono mai stati realizzati quei punti? C’erano pure le scadenze. Calcagnini censura, ma non ho letto una parola su quei punti che in comune sono rimasti lettera morta”.

 La segreteria di cui lei faceva parte è stata azzerata. L’ha informata qualcuno?
“L’ho saputo la sera stessa, nessuno mi ha avvertito a oggi. Devo ritenere di non farne più parte. Sono stato epurato. Va bene. E’ un organismo di fiducia del segretario, ma il tema politico è un altro. Il segretario sta svolgendo il suo ruolo come dovrebbe? Ha azzerato la segreteria, ma farebbe bene a riflettere pure su se stesso”.

Giuseppe Ferlicca


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18 maggio, 2015

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