Viterbo – Aspettare.
Ora come ora, è l’unica difesa possibile per gli indagati dell’inchiesta sui tutor: una bomba a orologeria su provincia e prefettura, oltreché sulle società Postetributi e Safety21, che hanno installato il rilevatore sulla Nepesina.
Nel registro degli indagati c’è l’ex dirigente provinciale Flaminia Tosini, che ha curato la pratica dell’affidamento. Un responsabile di Postetributi. I dirigenti della Safety, primo tra tutti l’ex numero uno nazionale della polstrada Domenico Mazzilli. E persino il viceprefetto Francesco Tarricone e il prefetto Antonella Scolamiero. Gli unici accusati di concussione, mentre gli altri sei rispondono del reato meno grave di abuso d’ufficio.
“Non ci hanno contestato ancora niente di specifico – afferma l’avvocato del prefetto Scolamiero, Giosuè Bruno Naso, già difensore di una delle maestre di Rignano Flaminio e attuale legale di Massimo Carminati in ‘Mafia capitale’ -. Potremo difenderci solo quando ci addebiteranno una condotta specifica. Ovvero, quando ci spiegheranno come sarebbe concepita questa concussione. Come facciamo ad avere una strategia difensiva se non sappiamo da cosa dobbiamo difenderci? Se il buon pm di Viterbo si aspetta che andiamo a sottoporci a interrogatorio a scatola chiusa aspetterà a lungo: non consiglio mai una cosa del genere ai miei clienti”.
Naso aggiunge che, per ora, il prefetto non è preoccupato in alcun modo: “Siamo consapevoli di quello che abbiamo fatto. Ed è stato fatto tutto nel più rigoroso rispetto delle normative”. Anche i legali dell’ingegner Tosini e del viceprefetto Tarricone, Giovanni Labate e Marco Valerio Mazzatosta, parlano di “massima trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa”.
La procura, evidentemente, ha altre convinzioni. La concussione, punita con pene dai 6 ai 12 anni, prevede che qualcuno, approfittando della sua qualifica, costringa qualcun altro a fare / dare / promettere qualcosa a vantaggio suo o di terzi. Da non intendersi con mazzette, almeno nel caso specifico. I pm Stefano D’Arma e Massimiliano Siddi, sulla scorta di indagini avviate da oltre sei mesi, ipotizzano probabilmente un meccanismo più sofisticato. Di più è difficile sapere, in piena inchiesta e dato il calibro dei personaggi pubblici coinvolti.
Il lavoro degli investigatori è continuato ieri mattina con un nuovo sopralluogo in provincia, in cerca di ulteriori documenti utili.
Per ora, i grandi favoriti dell'”operazione tutor” sembrano essere le ditte affidatarie dell’installazione del rilevatore sulla Nepesina, piazzato non al chilometro 1, pericoloso perché all’altezza dell’incrocio con la Cassia Cimina, ma al chilometro 11, in corrispondenza di un rettilineo ad alta percorrenza, ma con zero incidenti in quel tratto per eccesso di velocità.
Alla provincia, quel tutor sarebbe costato 1800 euro mensili di noleggio, iva esclusa, e 41 euro a verbale. Anche quando l’automobilista ne pagava 28, entro cinque giorni.
Archiviata l’inchiesta sui tutor
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