Viterbo – Stop ai tutor sulla Nepesina, la provincia a conti fatti ci rimette e non servono nemmeno per ragioni di sicurezza.
Morale della favola: “Dopo una settimana la sperimentazione andava sospesa”. Il presidente della provincia Mauro Mazzola che non entra nelle indagini in corso, ma su tutto il resto è netto.
Dal 16 al 27 marzo, a fronte di 1.938 infrazioni, sono state spedite 1.841 multe, per un totale di 123.384 euro. Quando per la provincia i costi ammontano a 125.378 euro.
“In pratica in una settimana – spiega Mazzola – l’ente ci ha rimesso già 1.994 euro. Proiettando le cifre su un mese, la remissione per la provincia sarebbe di 36mila euro.
Sempre che tutti paghino le multe, quando le percentuali si fermano a poco più della metà”.
Meno persone pagano e più i costi aumentano per l’ente.
“Siamo fortunati – osserva Mazzola – se si pagano il 50 per cento delle contravvenzioni. Poi c’è la norma che consente entro cinque giorni dal ricevimento di pagare 28 euro, ma alla provincia ogni scatto costa comunque quasi 42 euro.
Vogliamo poi dire che in caso di ricorso, la società che gestisce l’impianto, da contratto prende altri 18 euro? Per seguire queste pratiche l’ente ha un ufficio legale…”.
Mazzola ha studiato le carte, fatto i conti, parlato con i dirigenti. “Ho capito che qualcosa non va in questo servizio.
Nelle prossime ore interverremo per una sospensione parziale e poi procederemo ad altre forme a livello giuridico.
La provincia non può rimetterci l’osso del collo”.
Mazzola è stato di parola, passano nemmeno tre ore dalla conferenza stampa e da palazzo Gentili arriva la nota con cui si annuncia lo stop ai tutor.
“Dopo un’attenta valutazione – si legge nella nota – sul servizio di gestione e rivelazione automatica della velocità sulla strada Nepesina, dal km. 12,197 al km 14,192 la provincia di Viterbo ha intimato la sospensione immediata di ogni attività di rilevazione e accertamento delle infrazioni, nonché notifica, contestazione, spedizione dei relativi verbali e di ogni atto connesso da cui possa derivarne pregiudizio per l’amministrazione”.
Com’è arrivato Mazzola a queste conclusioni? “Studiando le carte e facendo i conti”.
Che il servizio economicamente per la provincia non reggeva, si poteva capire solo in modo empirico? “Dopo una settimana la sperimentazione andava sospesa”.
Come mai l’ente sia andato in remissione lo spiega Mauro Gianlorenzo, dirigente: “Gran parte del traffico è pendolare, chi passava sforava di 2 o 3 chilometri il limite di sessanta all’ora.
Pochi quelli che prendevano 800 euro di multa.
Dove è stato installato non è idoneo per essere remunerativo. Il sistema costa e le sanzioni sono basse ed essendoci già un limite ridotto, mancano i termini per la sicurezza stradale.
Dopo una settimana i tutor hanno funzionato solo di notte, è crollato il numero delle le sanzioni, con multe più alte”.
Mazzola è netto: “Non accuso nessuno, ma su questa vicenda la provincia non sborserà un centesimo e arriverà in tutte le sedi per tutelare il buon nome e il proprio bilancio.
Non pagherò nessuno, è uno strumento per svuotare le casse della provincia e riconosceremo il danno a chi l’ha creato.
Citeremo per danni chi ha determinato questa situazione e ci costituiremo parte civile”.
Accanto a Mazzola c’è il sindaco di Civita Castellana Gianluca Angelelli: “Un ente pubblico non può usare questi strumenti per fare cassa e soprattutto sanzionare persone che lì non determinano un rischio per il tipo di strada.
E’ un qualcosa di antieconomico e che non si giustifica nemmeno con il bisogno di fare prevenzione”.
Mentre per il collega di Nepi Soldatelli sostiene che i cittadini di Nepi meritino una risposta a proposito di sicurezza, se si mettono in funzione questi apparati, ma si lascia un tratto di Nepesina, dal chilometro zero al chilometro 3, in pessime condizioni.
A oggi le multe sono arrivate a quota 4.500. Fra gli scatti, ce n’è uno pure al presidente Mazzola.
“Passavo con la mia macchina – ricorda Mazzola – con mia moglie. Sarò stato distratto, ma non ho visto l’indicazione.
Qualche sindaco mi ha fatto presente che il segnale di limite a 60 chilometri orari deve stare a un chilometro di distanza, mi dicono che è a distanza inferiore”.
Rischio ricorsi da parte dei cittadini? “A oggi la provincia – conclude Mazzola – non si può impegnare nel dire che sono nulle. I ricorsi si fanno nelle sedi opportune, prefettura e giudice di pace.
Poi se ci sono i requisiti per l’annullamento in autotutela vedremo”.
Giuseppe Ferlicca
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