Viterbo – (f.b.) – “E’ tutta una cavolata…”.
Piero Camilli, patron della Viterbese non ha altre parole per definire l’inchiesta nella quale la squadra presieduta da suo figlio Vincenzo è finita. Per lui si tratta soltanto dell’ennesima “cavolata inventata dai giornalisti”. Perché e cosa ci sia di inventato però non lo spiega.
Le recenti indagini sul calcioscommesse hanno fatto finire nella bufera gran parte della Serie D.
Salernitana, Benevento e Ascoli sarebbero le società con il coinvolgimento maggiore, ma scavando nelle carte e ascoltando i primi testimoni sono venuti alla luce altri sospetti.
Reggina, Messina, Renate, Torres, Nuorese e, appunto, Viterbese. La partita incriminata è quella del 4 gennaio scorso finita con la vittoria dei Gialloblù per 4 a 2 allo stadio Rocchi. Un match rocambolesco il cui risultato si ribaltò addirittura oltre il novantesimo.
Al centro dell’attenzione degli inquirenti ci sarebbe una telefonata tra malviventi che parlavano della partita come fosse combinata. Ma prove in realtà non sembrano esserci.
Gli accertamenti degli inquirenti continuano, mentre Camilli liquida la faccenda bollandola come una “cavolata”, per poi riattaccare il telefono in poco più di venti secondi.
Sconcertato per l’intera vicenda anche Michele Artedino, presidente dimissionario della Nuorese.
“Sono esterrefatto e scioccato – ha dichiarato all’Ansa Artedino -, ho appreso la notizia dalla stampa, per quel che mi riguarda la partita Viterbese-Nuorese non può essere messa in discussione: ci metto la mano sul fuoco sulla pulizia e trasparenza dell’operato dei miei calciatori. Ho assistito a quella partita personalmente e mi sono arrabbiato moltissimo contro la mia squadra per il risultato finale. Vincevamo 2-1 a 3 minuti dalla fine della partita, e in quei minuti abbiamo preso 3 goal perdendo 4-2. Il goal del pareggio è stato un autogol, ero nero per la rabbia, poi gli altri due goal e infine l’espulsione da parte dell’arbitro di due dei miei calciatori. Era una partita nervosa fin dall’inizio perché la Viterbese puntava a vincere il campionato e c’era un tifo pazzesco”.
“E poi – aggiunge il presidente – siamo usciti dallo stadio scortati mentre il pubblico ci insultava. Le pare che se fossimo d’accordo tra società ci avrebbero dovuto scortare per uscire? Non so cosa pensare la magistratura farà il suo corso ma noi ne usciremo puliti perché pulito è stato il nostro atteggiamento in campo”.
– Calcioscommesse, nel mirino una partita della Viterbese
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