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Vallerano - Sarà portata in processione per il Corpus Domini

Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento

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Vallerano - Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento

Vallerano – Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento 

Vallerano - Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento

Vallerano – Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento

Vallerano - Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento

Vallerano – Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento

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Vallerano – Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento

Vallerano - Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento

Vallerano – Inaugurata la copia dello stendardo del Ss Sacramento

Vallerano –  Inaugurata a Vallerano la copia dello stendardo della compagnia del Ss Sacramento.

L’altro ieri sera la Deputazione dei festeggiamenti del patrono San Vittore Martire 2011-12 ha portato a termine, inaugurandola, la copia, opera di Emanuele Fagioni ottenuta con tecniche di riproduzione molto sofisticate, per conservare la tridimensionalità, dello Stendardo della Compagnia del Ss Sacramento ivi raffigurata, da portare in processione sia per il Corpus Domini come accadeva anticamente che durante la solenne processione del patrono nel pomeriggio della domenica dopo Ferragosto con il caratteristico bombardamento a terra.

La Compagnia del Ss Sacramento era un’associazione di fedeli dediti ad opere di carità, detta anche Confraternita; la data di nascita possiamo senz’altro collocarla prima del 1563

Il gonfalone che ci è pervenuto, venne dipinto da Felice Benedetti, nel 1895 che rappresenta da un lato San Vittore a cavallo e dall’altro un grande ostensorio, al centro in alto, raggiante di luci, con ai lati, in preghiera, due angeli dalle grandi ali ed altri piccoli putti alati: due che lo sostengono, altri quattro che danzano nella zona sottostante e altri ancora che si affacciano tra le nubi.

In basso dominano la scena quattro confratelli della Compagnia nel loro caratteristico costume: un sacco o camice bianco, il rocchetto rosso con lo stemma del Sacramento sul petto, a sinistra, il cordone o cingolo color bianco-rosso, che stringeva il sacco alla vita, legate intorno al collo due facciole bianche di merletto, pendenti dal petto, le cosiddette braciole.

Sono i cavalieri della Confraternita: quattro persone di Vallerano che posarono per il dipinto su stoffa, oramai logoro, di cui si conoscono i cognomi: a destra un Fontana (in fondo) ed un Chiricozzi, a sinistra un Creta (davanti) e uno Spreca.

Novità di non poco conto, della Confraternita facevano parte anche le donne, la sua attività fu veramente importante per la vita del paese, svolgeva diversi ruoli sociali soprattutto legati all’esercizio della carità che andava dagli aiuti fuggitivi, vecchi confratelli malati e bisognosi, al pagamento degli affitti di casa, alla dote a quelle ragazze che dovevano maritarsi.

Il culto divino era centrale, la vita devozionale e sacramentale che seguiva le direttive del Vescovo ed in primo piano c’era la casa di Dio che doveva essere decorosa; nelle varie chiese del paese venivano rinnovati i paramenti sacri qualora sgualciti, tovaglie per le altari, baldacchino per le processioni, ombrellino ostensorio, l’olio per la lampada al Santissimo e l’acquisto della cera per le due parrocchie.

Dobbiamo far un grande plauso a questa iniziativa atta a valorizzare i tesori di una chiesa che rappresenta un gioiello per il paese molto anteriore al 1500, in stile romanico ha subito diversi rifacimenti all’interno uno tra i maggiori pregi è dato da un caratteristico soffitto a “cassettoni” o lacunari, precisamente 116 riquadri, internamente ottagonali, ricavati a scopo decorativo con raffigurazioni di fiori stilizzati “rosette” in rilievo dipinte in oro su fondo azzurro scuro. L’artefice è Domenico Ercole di Viterbo 1762.

Notevole è il dipinto della Vergine col bambino e santi opera del senese Francesco Vandi 1647. Il Battistero del 1450 racchiuso in un pregevole cancello in ferro battuto. Grande valore storico musicale è attribuito a un piccolo organo in fondo alla chiesa revisionato dall’aretino Giacomo Marchesi intorno al 1653. Nel 1750 essendo chiesa parrocchiale si decise di rivolgersi al costruttore d’organi Lorenzo Alari che operava in Roma che lo rifece suonare. Ora è in totale abbandono da settanta anni, avrebbe bisogno di un restauro per il quale basterebbe un piccolo sforzo economico da sottrarre agli astronomici fuochi d’artificio che chiudono la festa proprio di San Vittore martire.

Massimo Fornicoli

 


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2 giugno, 2015

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