Civita Castellana – L’acqua che scorre e che purifica ha da sempre un forte legame con i più diversi aspetti del sacro.
I Falisci, che abitavano Civita Castellana e il territorio bagnato dal Tevere e dal suo affluente, il Treja, non si sono sottratti a questo richiamo e hanno spesso costruito importanti santuari sulle sponde dei fiumi, hanno lasciato singolari doni votivi sul greto dei fossi o addirittura realizzato strutture idriche legate a culti particolari dalla misteriosa natura.
Non è un caso anche il santuario federale dei Falisci, sacro a Giunone Curite, frequentato ancora in età romana dal poeta Ovidio con la moglie e la suocera, lambisca quasi le acque del Rio Maggiore sotto Civita Castellana.
Ai riti dell’acqua è dedicata la mostra che si inaugura l’11 giugno al Forte Sangallo di Civita Castellana nell’ambito del Progetto Experience Etruria, curato dalla Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale e che rimarrà aperta al pubblico fino al 31 ottobre .
E’ questa l’occasione per vedere nella Sala dell’Accoglienza dello splendido Forte borgiano anche alcuni dei materiali di un deposito votivo del tutto particolare, venuto in luce sul Fosso Ritello a Corchiano e che rimanda ad una divinità, per il momento sconosciuta, protettrice della sfera sessuale.
L’esposizione si affianca alla mostra I tempi del rito, che, nella Cappella dell’Appartamento Papale, è anch’essa dedicata ad un importante santuario, quello di Monte Li Santi-Le Rote, sorto sulle rive del torrente Treja a Mazzano Romano, nel territorio dell’antico centro falisco di Narce.
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