Pescia Romana – Spaccio d’alto bordo: fiumi di droga proveniente da Napoli e destinata a una clientela raffinata, tra ricchi imprenditori e turisti del litorale laziale e toscano.
C’è tutto questo dietro l’operazione “Sentiero bianco” (video): otto misure cautelari, cinque arresti domiciliari e tre obblighi di firma emessi dal gip del tribunale di Civitavecchia, su richiesta del pm Lorenzo Del Giudice.
Hashish e cocaina le sostanze prevalentemente spacciate, per un totale di quasi due chili di stupefacente sequestrato dall’inizio dell’inchiesta, insieme a materiale per confezionare la droga e circa 10mila euro, come presunto guadagno illecito dell’attività di spaccio.
Il blitz è iniziato all’alba. Gli arresti e le perquisizioni sono scattati tra Pescia Romana, Orbetello, Capalbio e nelle province di Firenze, Terni, Cosenza, Napoli e Roma. Hanno partecipato 60 militari del comando provinciale di Viterbo, in particolare di Tuscania e Pescia Romana, ma anche 30 carabinieri dei comandi provinciali interessati dalle perquisizioni, unità cinofile di Roma, Firenze e Sarno e un elicottero del Rac di Pratica di Mare.
I reati contestati a vario titolo sono estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti e morte di una persona come conseguenza di altro reato.
Gli arrestati sono di nazionalità italiana, albanese e romena, tutti identificati a seguito delle complesse indagini avviate dai carabinieri di Pescia Romana e di Tuscania. Indagini partite dal suicidio dell’imprenditore Francesco Sensi, che si era impiccato a Pescia Romana a febbraio dell’anno scorso.
Gli inquirenti scoprirono che, in poco tempo, l’imprenditore si era fortemente indebitato per comprare cocaina. Difficoltà economiche diventate insostenibili, al punto da spingerlo a uccidersi.
Le intercettazioni hanno portato a comprendere i motivi del gesto, facendo emergere una ramificata rete di spaccio tra il litorale viterbese e quello grossetano.
29 le persone denunciate durante le indagini. Una trentina gli acquirenti segnalati in Prefettura.
Un’intera famiglia di nazionalità albanese sarebbe stata raggiunta dalle misure cautelari spiccate dal tribunale di Civitavecchia.
La droga veniva spesso nascosta lungo la ferrovia, in un sentiero sterrato che la costeggia. Da qui, il nome dell’operazione “Sentiero bianco”. Stando alle indagini dei carabinieri, sarebbero stati sosprattutto gli arrestati di origine albanese a seguire questa modalità: andavano sul posto per preparare lo stupefacente, portandosi dietro i figli piccoli per non dare nell’occhio.
Per lo stesso motivo, i contatti tra spacciatore e cliente sarebbero stati limitati al minimo. La droga veniva spesso lasciata in un posto concordato tra i due e gli acquirenti lasciavano lì i soldi che i pusher ritiravano in seguito.
– Estorsione e spaccio sulla costa, presi in otto
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