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Perugia - Polizia - E' il 35enne Marco Puglisi, indagato, che usava la fidanzata come "talpa"

Un viterbese nella gang della rapine in sala giochi

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Marco Puglisi

Marco Puglisi

La polizia sul posto

Polizia 

Perugia – C’è anche un viterbese tra i componenti di una banda dedita a rapine notturne in sale giochi.

Si chiama Marco Puglisi, 35 anni. Gli agenti della squadra mobile di Perugia lo ritengono “personaggio chiave” della gang sgominata dopo tre colpi messi a segno in un’agenzia di scommesse e due sale giochi a partire dalla primavera del 2013.

La prima rapina all’agenzia di scommesse risale al 25 marzo di due anni fa, alle 4,30 del mattino. Dentro il locale, ci sono solo tre clienti e un dipendente. Michele Flemma e Gabriele Pompili, quarantenni perugini pluripregiudicati, passamontagna e pistola-giocattolo alla mano, fanno irruzione nella sala e in pochi minuti seminano il panico.

Uno punta la pistola al commesso, intimandogli di non alzare la testa e di non ribellarsi; l’altro, con le mani libere, salta oltre il bancone e lo costringe ad aprire la cassaforte. Prendono il bottino, che ammonta a circa 8mila 500 euro in contanti e scappano: fuori dal locale, pronta per la fuga, c’è la Fiat Punto della madre di uno dei due.

Qualche giorno più tardi, l’8 aprile 2013, sempre di notte, verso le 22, uno dei due rapinatori fa irruzione in un’altra sala giochi, con le stesse modalità: passamontagna scuro e arma giocattolo. Nel locale ci sono solo due giovani dipendenti: anche in questo caso, il rapinatore minaccia di fare fuoco e si fa consegnare l’incasso, pari a circa 15mila euro, per poi scappare di nuovo con l’auto della madre.

Secondo quanto accertato dalla squadra mobile, una delle due commesse, Manuela Iamunno, 39enne di origini campane ma residente a Bastia Umbra (Perugia) e fidanzata del viterbese Puglisi, è una basista della banda, abilissima nel simulare paura e apprensione davanti al rapinatore e alla sua ignara collega, ma altrettanto precisa nel segnalare a Puglisi l’orario migliore per agire indisturbati.

Infine, 24 giugno 2013, ore 22, alla “Golden Star” di via Pievaiola: anche qui, il colpo sarebbe stato organizzato con la complicità di una “talpa”, impiegata del locale. Uno dei due rapinatori, solito passamontagna e solita arma finta, entra nella sala vuota, con solo due commesse. Stavolta, stando alle indagini, la “talpa” si sarebbe limitata a indicare l’orario, ma non era presente al momento del colpo.

Le due dipendenti vengono strattonate. Intimorite, consegnano tutto ciò che è custodito in cassaforte, circa 7500 euro. Come sempre, il rapinatore risale a bordo della sua utilitaria di famiglia e scappa.

Di recente, in base ai riscontri investigativi della squadra mobile perugina, il pm ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini a Flemma, Pompili, Puglisi e la fidanzata che rispondono di rapina in concorso. Sette in totale i denunciati.

Le indagini decollano dopo l’arresto in flagranza di uno dei due componenti operativi del gruppo, fermato dagli agenti del reparto prevenzione crimine Umbria e Marche l’8 luglio 2013, durante una rapina in via Settevalli, al “Banco Metalli Italiano”. L’arrestato collabora con la squadra mobile, chiamando in causa il suo complice storico e inseparabile amico d’infanzia. Anche quest’ultimo, interrogato, ha deciso di collaborare.

Per gli inquirenti, nell’organizzazione dei colpi, sarebbe stato fondamentale il ruolo di Puglisi, tramite tra i rapinatori e la fidanzata Manuela Iamunno, utilizzata come “talpa”, in qualità di impiegata nella sala giochi scelta come obiettivo privilegiato per i colpi.

Stando alle indagini, le rapine erano sempre precedute da un segnale telefonico dato dalla ragazza ai rapinatori tramite Puglisi, che era in costante contatto con loro.

Ulteriori indagini sono in corso per quantificare precisamente il numero dei colpi messi a segno dalla banda.


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12 giugno, 2015

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