Viterbo – Una valanga di rinvii a giudizio.
Sono circa 40 le persone che, a novembre, compariranno avanti al tribunale di Viterbo per rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
E’ il processo “Coast to coast”, dall’omonima operazione congiunta di polizia e carabinieri scattata a marzo 2009. Cinque persone finirono ai domiciliari nell’inchiesta coordinata dal pm Paola Conti, per un totale di 65 indagati.
La procura ipotizza un’organizzazione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione che avrebbe avviato pratiche per far ottenere permessi di soggiorno validi per un anno a fini di lavoro. Lavori fittizi, secondo gli inquirenti, che nella realtà non venivano svolti. Centinaia di extracomunitari, perlopiù cingalesi, sarebbero venuti in Italia in questo modo, secondo l’ipotesi accusatoria. All’arrivo venivano poi licenziati, ma il permesso di soggiorno a fini lavorativi durava un anno.
Gli organizzatori del giro, secondo le indagini di polizia e carabinieri, avrebbero guadagnato dai 4 ai 7mila euro a pratica.
A far partire le indagini era stata una segnalazione dell’ispettorato provinciale del lavoro, che aveva avuto sospetti su una sua impiegata, poi arrestata.
Ieri, l’udienza preliminare si è chiusa con la lettura del dispositivo da parte del gup Francesco Rigato, dopo due ore di camera di consiglio: su 46 indagati, alcuni hanno patteggiato. Per tutti gli altri, il processo inizierà a novembre.
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