Viterbo – “Perché non avete modificato il contratto sui rifiuti?”. “Siete sicuri della Tari che proporrete nel 2015?”. “Perché l’azienda a gennaio doveva andare via e ad aprile gli avete fatto una transazione?”.
Sono troppo gli interrogativi sui rifiuti a cui Gianmaria Santucci (Fondazione) e Vittorio Galati (Gruppo misto) chiedono una risposta. Per loro, il sindaco continua a scaricare le colpe e gettare fango addosso agli altri. Di concreto non c’è nulla.
Per entrambi, se martedì 30 giugno, al consiglio speciale sui rifiuti, Michelini vuole venire con questo atteggiamento, allora è meglio che resti a casa. Pretendono una relazione sulla vicenda che sia degna, perché c’è troppo da chiarire. Anche perché tra 20 giorni si sta per discutere il bilancio e l’approvazione della Tari è alle porte.
“Non venga in consiglio per gettare fango addosso agli altri o buttarla in caciara – dice Santucci -. Dica la verità dei fatti, risponda alle domande che gli abbiamo fatto e faccia una relazione degna di questo nome. Martedì pretendiamo risposte, per non trasformare di nuovo il consiglio comunale in una corrida inutile”.
Sui rifiuti, Santucci parte dall’inizio: il progetto. “E’ stato fatto dall’amministrazione Marini – spiega – e noi, come Fondazione, nel novembre 2013, lo contestammo dicendo che il porta a porta era inadatto per la città, meglio le isole ecologiche. Molti abitano nelle frazioni, altri nelle case di campagna e altri ancora fuori dal centro abitato, per cui non era facile garantire un servizio efficiente. E così poi si è rivelato. Il progetto, però, non era immodificabile, perché, a luglio dello scorso anno, quando approvammo il bilancio chiedemmo al sindaco e alla Ciambella di cambiarlo, visto che c’erano anche i soldi per farlo.
Un’isola ecologica costa, presumibilmente, sui 250mila euro e quindi abbiamo chiesto di iniziare ad adottarla dentro la città, per esempio, a Bagnaia, a santa Barbara o a Grotte santo Stefano. Dalla giunta Michelini, ci è stato detto di no”.
Quindi arriva al contratto. “Non è vero che non si poteva toccare, perché, nel 2013, prima che partisse la differenziata su tutto il territorio, c’era un contratto a servizio in base alle prestazioni, per cui più la ditta passava, e più si pagava. Sotto Marini, si decise quindi per un contratto diverso, a costo fisso, con un risparmio di due milioni di euro. La scelta venne confermata da Michelini”.
Non è vero che il servizio non è costato un euro in più ai cittadini e Santucci è pronto a dimostrarlo. “Nel bilancio 2013, la Tarsu è stata di 9 milioni 168mila 200 euro. In quello del 2014, costa 10 milioni 260mila euro. Ci chiediamo perché questo aumento di un milione.
Al bilancio, il sindaco e le assessore Ciambella e Saraconi ci presentarono il famoso Pef 2014, piano economico-finanziario, in cui è scritto che il contratto aumentava di quella cifra perché 4 milioni 028mila euro erano per i costi operativi del personale che andava in giro a raccogliere immondizia, 5 milioni 071mila euro erano per i costi generali di gestione. In più c’erano 850mila euro da spese precedenti e ammortamenti e poi i 312mila euro di costi amministrativi di accertamento riscossione e contenzioso, che vengono conteggiati nel documento, arrivando a quella cifra. Non è vero quindi che la tariffa non è aumentata e tutte queste cifre tra parte fissa e variabile, sono state chieste ai viterbesi che poi le hanno pagate”.
Qualcosa non tornava. “Volevamo sapere perché il costo era aumentato, anche perché nell’appalto c’era scritto anche che, con l’avvio dell’organico, automaticamente, ci sarebbe stato un risparmio di 700mila euro, che chiedemmo di usare per le isole ecologiche. Il comune ha risposto che di quella cifra, 250mila andavano a sanare un contenzioso con la ditta per le nuove utenze non conteggiate, e gli altri 450mila sarebbero stati usati per aumentare lo spazzamento manuale nel centro storico. Ci dicesse che fine hanno fatto”.
Santucci arriva poi alla vicenda della transazione tra comune e ditta, nata dal contenzioso per le utenze in più. “Il sindaco invece di dire che i dirigenti remano contro, che è una frase gravissima in questo contesto, e di gettare fango su tutti, ci ha detto che grazie al comune non c’erano state transazioni. Non è così.
In una determina, si dice che il comune ha preso atto di una richiesta di riconoscimento per 622mila su base annua per le utenze in più, confermata dall’azienda che, per questo ha causa. Non ritiene sufficienti i 250mila euro e ne chiede di più. E il sindaco, contrariamente a quanto detto, fa la transazione. Non glieli danno solo perché poi è scoppiata l’indagine, ma la volontà c’era anche perché hanno nominato un legale, incaricato oltretutto dal dirigente. E lo dice una determina del 15 aprile pubblicata il 22 maggio. Il sindaco chiarisca anche su questo”.
Santucci è ancor più scettico sulla possibilità di rescindere il contratto. “Non capisco perché non lo hanno rescisso o comunque modificato. A novembre 2014, l’assessora Saraconi disse in consiglio comunale che stavano lavorando in questa direzione e poco dopo è stata rimossa dal suo incarico, senza che nemmeno lei sapesse il motivo. Invece di fare la risoluzione con l’azienda, l’hanno fatta con l’assessore. E con lesi è sparita pure la figura del controllore, prevista dal contratto. Saraconi fece un bando che venne pubblicato, ma che con la sua uscita è stato poi revocato. Ora forse c’è un funzionario interno che cambia di continuo e che si occupa di questo. Cosa è cambiato se a gennaio si voleva rescindere il contratto con l’azienda e ad aprile le si vogliono dare dei soldi che, materialmente poi non ha preso, ma che i cittadini hanno pagato”.
A sostenere le tesi di Santucci il collega Vittorio Galati (Gruppo misto) che solleva un ulteriore problema. “Mesi fa – dice Galati – feci delle interrogazioni alle quali non ho avuto risposta. Vannini mi disse che raccontavo frottole e creavo allarmismo sociale, poi, però, è andata a finire come si sa. In commissioni, chiesi anche chiarimenti su un presunto subappalto ad alcune cooperative per sapere quante eventualmente fossero e quanti operatori ci lavoravano. Domande che non hanno avuto risposta. E’ impossibile capire se questa voce, che circola, sia vera o meno perché non ci è possibile avere le carte. Il sindaco però va in giro per i quartieri a dire che non ha nulla a che fare e che la colpa è della passata amministrazione e che il capitolato è stato fatto male. Non fanno nulla, se non litigare per le poltrone. Se Michelini non è in grado di portare avanti l’amministrazione, vada a casa, se non altro per salvaguardare quanto di buono ha fatto nella sua attività imprenditoriale, perché come sindaco è stato un fallimento. Martedì ci spieghi come stanno le cose e si assuma le responsabilità”.
Nel caos ad aggravare la situazione c’è il problema degli uffici. “E’ vero che c’è una determina dirigenziale sulla rotazione dei dirigenti, ma è anche vero che gli uffici ancora non hanno ricevuto gli ordini di servizio per capire i loro compiti. E’ di questo che il sindaco si dovrebbe occupare e cioè di fare gli atti e mandare avanti il servizio in tranquillità. Poi può anche andare nelle sale parrocchiali come De Gasperi andava nelle chiese e Andreotti nelle sagrestie. Faccia, però, atti amministrativi per mandare avanti il servizio. Vada in assessorato e metta ordine, perché la confusione è totale”.
Dulcis in fundo, la commissione speciale. “Vannini – dice Santucci – ci disse che la giunta l’avrebbe istituita, anche se gli dissi che era il consiglio a doverlo fare. Ma sono dettagli – ironizza -. Tre giorni dopo in conferenza dei capigruppo l’entusiasmo si era smontato e hanno detto di farla, ma sulla pubblica illuminazione. Non mi pare questo lo spirito per affrontare il problema, poi ci si è messa pure la valanga dell’elezione del presidente del consiglio e ora le priorità sono cambiate”.
Paola Pierdomenico
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