![]() Giorgia Meloni, durante una visita a Viterbo |
Riceviamo e pubblichiamo – Altra stoccata del ministro Meloni in favore dei giovani: ieri il Ddl Meloni, che propone di livellare le età dell’elettorato attivo e dell’elettorato passivo, è stato approvato alla Camera con solo 11 voti contrari, riunendo maggioranza e opposizione nel raggiungimento di un risultato storico.
Come molti sanno, fino a ieri era possibile votare per la Camera già a partire da 18 anni, ma potevano essere eletti deputati solo cittadini che ne avessero compiuti almeno 25 e per il Senato a partire da 25 e per essere eletti bisognava averne almeno 40.
Commenta con soddisfazione il risultato Luca Giampieri, presidente della Giovane Italia: “In sostanza, in un sistema come il nostro di bicameralismo perfetto, in cui entrambe le Camere devono licenziare lo stesso provvedimento, in Italia chi ha meno di 40anni non ha diritto di piena cittadinanza e questo indebolisce il peso specifico dei giovani. Ora la legge di revisione costituzionale targata Giorgia Meloni ne sancisce l’equiparazione: svecchiare il Parlamento, questa la parola d’ordine, rinnovare la classe dirigente per rinnovare la Politica con la P maiuscola”.
Il ddl sull’elettorato giovanile consta di tre articoli e affronta tre questioni: inserisce nella Costituzione una specifica previsione per valorizzare la partecipazione dei giovani nella vita sociale, politica, economica e culturale della Nazione e di valorizzazione del merito fra i giovani.
“Sembra assurdo – aggiunge – eppure noi giovani non siamo menzionati dall’ordinamento. La nostra Carta parla dei giovani all’articolo 31, ma ne parla dicendo che la Repubblica protegge l’infanzia e la gioventù, ma non immagina in nessun caso iniziative a favore della partecipazione dei giovani alla cittadinanza attiva. Quello che fa la legge costituzionale, invece, è aggiungere un articolo 31 bis che dice espressamente che la Repubblica valorizza secondo i criteri e le modalità previste dalla legge il merito e la partecipazione attiva dei giovani alla vita sociale, politica, culturale ed economica della Nazione”.
Gli altri due articoli riguardano il tema dell’elettorato attivo e passivo di Camera e Senato.
“Come movimento giovanile di centro-destra – conclude Giampieri – non possiamo far altro che plaudere all’approvazione della proposta presentata dal nostro presidente nazionale che ridà dignità a tutti quei ragazzi che come noi si rimboccano le maniche ogni giorno per il nostro territorio, per costruire una realtà migliore per noi e per chi verrà dopo di noi, senza nulla pretendere dalla politica, solo donando se stessi ad una passione.”
In effetti, questa legge sana un non-senso giuridico. Se si è abbastanza maturi per esprimere una preferenza e delegare un portavoce a rappresentarci, perché non considerarci abbastanza maturi per essere politicamente autosufficienti? Qualcuno dirà, ma a 18 anni si è troppo giovani per decidere le sorti di un Paese.
Una sola risposta è possibile, e particolarmente calzante nell’anno dei 150 anni del’Unità di Italia: Goffredo Mameli, morto a 22 anni per costruire questa nazione, fino a ieri non avrebbe potuto sedere in Parlamento. C’è qualcuno di noi che, onestamente, avrebbe potuto considerare Mameli indegno di rappresentarci dall’interno delle istituzioni? Più indegno di molti altri veterani che oggi ne scaldano i seggi?”
Luca Giampieri, presidente Giovane Italia
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