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Viterbo - Lettere - Angelo Ciccarella segnala il degrado in città e si domanda se il sindaco Michelini non se ne renda conto

“Le strade della nostra città sono una trappola”

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Viterbo - Le buche in via Gino Rosi

Viterbo – Le buche in via Gino Rosi 

Viterbo - Buche in via dei Mille

Viterbo – Buche in via dei Mille 

Viterbo - Le buche in via Santa Lucia

Viterbo – Le buche in via Santa Lucia 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Viterbo è una città sull’orlo di una crisi di nervi fra incuria, degrado, sprechi e storiche inefficienze.

Viterbo è sporca e degradata anche nelle sue zone più pregiate. Prova un po’ a girare Viterbo in motorino! «Buca!» «Tombino!» «Pozza!» «Cratere!» Vi occorrerebbe un navigatore umano che vi allerti sui pericoli incombenti, come nel film “Il Federale” con Ugo Tognazzi.

Le strade della nostra amata città sono una trappola dopo l’altra. E non contiamo le erbacce sui marciapiedi, i cordoli di pietra delle aiuole spaccati e divelti, gli sterpi che attaccano ovunque. Sciatteria e degrado dominano ovunque indisturbate. Forse che il sindaco non le vede?

Tutto questo sudiciume e abbandono può essere scambiato per folklore? Sarà che Michelini non ha colpa di tutto, ma come si può portargliene merito? Marini è colpevole più di Gabbianelli? O siamo noi cittadini complici del degrado? E a che serve sminuzzare la colpa?

Il degrado, comunque, rimane. E cresce. Come cresce il degrado dell’Italia. È evidente che le cose vanno male. È evidente che vanno anche sempre peggio.

Dovrebbe conseguirne che se destra e sinistra hanno mal governato nella stessa misura e col binomio Renzi-Berlusconi stanno anche mandando a camporelle la democrazia, qualche cambiamento lo dovremmo fare. Però… Siamo un popolo fortemente conservatore, non siamo capaci di immaginare qualcosa di nuovo che non sia destra o sinistra e siccome destra e sinistra fanno schifo, allora metà degli elettori si astiene o dà voti di bottega o voti viscerali.

Ma per ottenere un cambiamento bisogna essere capaci di immaginare il futuro e provare a costruire un mondo nuovo con le proprie mani. Ma noi Italiani sembriamo bloccati in una rinuncia senza rimedi che coinvolge anche la speranza in noi stessi.

Angelo Ciccarella


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23 luglio, 2015

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