Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Qualcuno sicuramente proverà a dipingerci come i soliti guastafeste incontentabili. Qualcun altro dirà addirittura che siamo a caccia di tessere. Ma la realtà è un’altra e i cacciatori, soprattutto quelli della Anlc del Lazio, lo sanno benissimo e aspettano atti ufficiali prima di cantare vittoria e rinunciare alla manifestazione di protesta”.
Non usa mezzi termini il segretario generale della Libera Caccia e presidente provinciale di Viterbo Massimo Ceccarelli, per commentare a caldo l’incontro tenutosi il 6 luglio in Commissione agricoltura. Una riunione di importanza strategica alla quale, oltre ai rappresentanti di tutte le associazioni venatorie, erano presenti l’assessore Sonia Ricci, il presidente della Commissione Mario Ciarla e il dirigente del Dipartimento Agricoltura Roberto Ottaviani. Per la Libera Caccia, oltre al segretario generale erano presenti il presidente regionale Aldo Alvisini e due componenti dell’Ufficio Tecnico-Legislativo: Emiliano Amore e Alessandro Cannas.
“La realtà – continua Ceccarelli – è che i cacciatori sono rimasti troppe volte delusi e spesso dolorosamente scottati dalle promesse non mantenute e dagli improvvisi voltafaccia di tanti amministratori locali e dello stesso governo, come è successo a gennaio di quest’anno con l’assurdo e ingiustificato decreto della presidenza del consiglio dei ministri.
Oggi, a differenza dei toni trionfalistici sbandierati da qualcuno, la Libera caccia rimane con i piedi piantati in terra e non è disposta a rilasciare aperture di credito in bianco a nessuno ma vuole vedere documenti e atti amministrativi prima di rinunciare alla manifestazione”.
In effetti, dopo mesi di assoluto silenzio, l’assessorato si è dimostrato improvvisamente disponibile al dialogo con i rappresentanti dei cacciatori e ha fatto promesse molto precise.
In dettaglio, la Regione Lazio si è impegnata a: “concedere” due mezze giornate di preapertura, il 2 e 6 settembre, a posticipare la stagione venatoria sino al 10 febbraio per la specie colombaccio e per tutti i corvidi, a confermare la chiusura della stagione alla beccaccia al 20 gennaio, a confermare la chiusura ai turdidi il 20 gennaio, ma con l’impegno a prolungare la stagione sino al 31 in presenza di nuovi documenti.
“Tutti questi impegni – sottolinea il segretario della Anlc – non sono regali gentilmente concessi ai cacciatori laziali, ma sono semplicemente le stesse cose che in altre otto regioni italiane sono ufficialmente sancite da calendari venatori già da tempo approvati.
Tanto per dirne una, la chiusura ai turdidi al 20 gennaio è del tutto arbitraria e non si comprende per quali motivi tecnici sia stata decisa. Anche perché il decreto impositivo della presidenza del consiglio dei ministri è stato oggetto di pesanti rilievi da parte della Corte dei Conti; rilievi sia formali che per quanto riguarda il merito delle motivazioni, e la sua legittimità è viziata dalla mancanza di registrazione prima della notifica alle regioni.
Detto questo, la Libera caccia non solo non si mette a suonare campane e trombe, ma ribadisce che le sue richieste, come ampiamente e dimostrato dagli interventi dei tecnici intervenuti su mia espressa richiesta, rispondono ai criteri scientifici fissati dalla Ue”.
Va sottolineato che il mondo venatorio laziale aveva già dichiarato lo stato di agitazione e fissato per il 14 luglio una manifestazione davanti al palazzo della Regione e che proprio questa ferma presa di posizione ha in qualche modo sollecitato l’iniziativa dell’assessorato per un incontro interlocutorio con le varie componenti associative.
“Purtroppo – conclude Ceccarelli – il livello tecnico degli amministratori e dei politici presenti all’incontro (con qualche piacevole eccezione come il consigliere Daniele Sabatini che ringrazio per l’impegno e la buona volontà) si è dimostrato ancora una volta non all’altezza delle aspettative scientifiche dei cacciatori e questo non lascia certo ben sperare per una serena trattazione della complessa problematica venatoria.
Ancora oggi, infatti, la consigliera e portavoce del M5S Silvia Blasi, nel corso del suo pittoresco intervento, infarcito di banali e stantii luoghi comuni, ha affermato che i cacciatori italiani sono inadempienti per quanto riguarda la normativa relativa al divieto di utilizzo di munizioni senza piombo nelle zone umide al di fuori delle zone rete natura 2000 e sulla mancata valutazione d’incidenza del calendario venatorio.
Peccato che una politica del suo rango e con le sue radici culturali affondate nella Tuscia, ignori che quanto da lei denunciato sia stato in realtà superato da oltre 5 anni”.
Anlc di Viterbo – Presidenza provinciale
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