Viterbo – (g.f.) – Sono state trenta ore faticose.
Mai in consiglio comunale si erano viste sedute così lunghe e raramente un’opposizione ha provato a dare battaglia in modo così deciso.
Un numero per tutti: diecimila emendamenti presentati. Un numero impressionante.
La minoranza ha dovuto lavorare parecchio per predisporli, scriverli, firmarli e poi presentarli.
Una sudata, non sufficientemente apprezzata dalla maggioranza, che li ha bocciati tutti. Non avrebbe dovuto. Qualcuno era davvero meritevole d’attenzione.
Quando si parla di Iuc, ad esempio. Un emendamento all’imposta, regolarmente presentato e sottoscritto recita così: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Bocciato. Probabilmente perché la ricostituzione o meno del partito avrebbe inciso negativamente sull’imposta comunale.
Fra i tanti emendamenti proposti per l’Imu, ce n’è uno, pure questo meritevole di ben altro interesse. “Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione”.
Singolare che non sia stato approvato. Adesso il Parlamento sarà libero di riunirsi quanto e come crede e sai le spese per palazzo dei Priori?
Sempre per l’Imu, c’è un altro emendamento che se una maggioranza più attenta avesse approvato, ora i viterbesi ne avrebbero già cominciato a trarre grande vantaggio.
L’opposizione chiede di modificare l’aliquota nel modo seguente: “Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino e la Valle d’Aosta dispongono di forme e condizioni particolari d’autonomia, secondi i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale”.
Sono talmente chiare le positive ricadute sulla tassa che non serve nemmeno spiegarle.
Più controversa, invece, la proposta avanzata con un altro emendamento.
Stavolta per la Iuc: “I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle forze armate”. E’ chiara la ragione per cui è stato respinto: si sarebbe dovuto modificare il regolamento sulla tassa comunale per stabilire quali siano i periodi di pace e quali, invece, quelli di guerra.
I tempi erano stretti e non è stato possibile. L’opposizione però ha in serbo di ripresentarlo, avendo avuto dal centrosinistra la rassicurazione che male che vada sarà accolto come raccomandazione.
Nobili motivi, invece, hanno portato a dire no a un altro emendamento, per modificare la tassazione Imu: “I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1992 valgono come parte del nome. L’ordine Mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge. La legge regola la soppressione della consulta araldica”.
A quanto pare, le ragioni del rigetto sono dovute al fatto che non è stato possibile accertare con esattezza quali fossero i titoli nobiliari esistenti prima del 28 febbraio 1992 e quali quelli successivi. Anche per questo, i viterbesi si troveranno a pagare un’aliquota più alta.
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