Viterbo – “Ulisse sono i microeroi del nostro quotidiano”.
E’ di solito letto nei poemi di Omero e ora Valerio Massimo Manfredi ripropone il viaggio di Ulisse nell’opera “Il mio nome è nessuno” in cui rappresenta l’eroe per come è uscito dalla mente dell’autore greco.
Manfredi lo presenterà l’8 agosto alle 21 in piazza san Lorenzo nell’ambito del Tuscia operafestival. Ci saranno Silvia Bilotti e Sebastiano Somma, l’attore che darà voce a Ulisse, una figura che, per lui, nell’epoca moderna, viene rappresentata da tutte quelle micro figure che ogni giorno vivono tra mille difficoltà e che compiono il viaggio della vita.
Come nasce questa esperienza?
“Da un incontro con Valerio Massimo Manfredi – dice Somma – di cui ero già fan come lettore. Mi ha proposto di accompagnarlo durante questi suoi viaggi nel mondo di Ulisse.
E’ sempre molto stimolante per un attore dare voce a un personaggio che ha accompagnato l’infanzia e l’adolescenza di tutti. Chiunque, infatti, ricorda le gesta di Odisseo ed è bello sentir raccontare, in prima persona, ogni dettaglio, è un continuo arricchimento. La nostra è una messa in scena semplice, ma di grande effetto”.
Che difficoltà ha incontrato nel dare voce a questo personaggio?
“Ce ne sono sempre quando ci si rapporta a una figura mitologica di questo tipo. Ho dato fondo alla mia conoscenza, confrontandomi con l’autore principale e poi con Valerio Massimo. Così ho avuto modo di lavorare con meno ansia.
Si tratta di una semplice lettura, in cui, però, c’è profondità e la ricerca di rendere le atmosfere e i silenzi di quel viaggio che tutti noi conosciamo e che è, poi, il viaggio della nostra vita con tutte le sue difficoltà legate al lavoro e al quotidiano. Io sono uno dei tanti che lo sta affrontando”.
C’è una parte che legge con più intensità e coinvolgimento?
“Sicuramente l’incontro di Ulisse con il cane Argo, che è il primo a riconoscere questo vecchio signore segnato dalla stanchezza e che arriva a Itaca seminascosto. Poi ovviamente quello con Penelope. Sono i due punti in cui mi piace incidere di più”.
Chi è l’Ulisse di oggi?
“Le tante micro figure che ogni giorno vivono tra mille difficoltà. I microeroi del nostro quotidiano e tutte quelle persone che silenziosamente proseguono il loro percorso. Odisseo infatti era un personaggio silenzioso che non manifestava né il dolore né la rabbia o lo sconforto. Sempre in silenzio, compiva il suo viaggio. Un riferimento va a quindi a chi combatte ostacoli e battaglie, a chi cede alle tentazioni pur rimanendo fedele a un obiettivo e a un sentimento puro”.
Qual è, di solito, la risposta del pubblico?
“Di grandissima attenzione. Il pubblico viene a vedere per sentire prima di tutto l’autore, che è il punto di forza, poi in seconda battuta vuole ascoltare il viaggio di Ulisse che non tutti ricordano. Noi ne facciamo una rappresentazione ridotta, di un’ora e mezza, ma i giovani e le famiglie lo trovano interessante e ci piace suscitare questa reazione. La gente si emoziona e, noi attori, nel leggere, dobbiamo essere bravi a rendere il pathos. Ogni lettura ci concede il suo applauso. Non si viene per farsi una risata o assistere a una commedia. La lettura e la parola sono in primo piano e lo spettatore attento resta molto affascinato”.
I suoi progetti futuri?
“Debutterò a novembre ai Parioli con “Uno sguardo dal ponte” di Miller, che è un pezzo molto importante e un passaggio delicato perché per la prima volta mi rapporto con questo autore, già interrpretato da grandi, come Michele Placido. Sto poi partecipando a diverse produzioni e per il momento la televisione è parcheggiata, ma il prossimo anno dovrei ritornare. Nel frattempo, ho fatto la regia di un racconto musicale “Lucio incontra Lucio” sulla vita personale e professionale di due grandi artisti della musica del nostro tempo, Dalla e Battisti, che, non tutti sanno, siano nati a 12 ore di distanza l’uno dall’altro. Li abbiamo messi a confronto, creando questo spettacolo. Insomma, tanta roba”.
E pronto per sabato…
“Sono molto contento, perché toccherò con mano questa bella realtà del Tuscia operafestival che usa i grandi per accompagnare i giovani nel percorso di formazione”.
Accanto a Somma, ci sarà appunto, l’autore Valerio Massimo Manfredi. “Ho fatto un restauro del personaggio che, nel tempo, è stato replicato all’infinito – dice Manfredi -. Ogni generazione ha praticamente rielaborato, riciclato, distorto e reinventato l’Ulisse per veicolare dei messaggi. E’ come mettere una pubblicità in un punto molto frequentato, essendo quel testo molto diffuso. Nel V secolo, per esempio, Ulisse viene presentato dai tragici come un criminale di guerra, successivamente come un prototipo dei sofisti, che usa l’intelligenza per prevalere su chi vale più di lui.
Dante, nel Medioevo, lo usa in termini religiosi, cioè, come l’uomo che ha voluto sfidare Dio e l’inosabile per prendere terra nell’aldilà. E ancora, nel tempo moderno, prima Pascoli e dopo James Joyce ne danno una loro interpretazione. E’ una rivisitazione continua. La mia, invece, è diversa perché ho cercato di riportarlo alla sua originalità, così come è uscito dalla mente di Omero. E, inoltre, ho fatto una cosa che non è mai stata fatta prima, raccontando l’intera vicenda fino all’ultimo viaggio”.
Anche l’autore si è fatto un’idea di chi sia oggi Ulisse. “Tutti noi ed ecco perché il personaggio ha successo. In lui, ci specchiamo, visto che non è un monolite, ma un uomo con gli attacchi di panico e i momenti di collera, di valore e altruismo. Ha un’insaziabile desiderio di conoscenza, avventura per andare oltre l’ostacolo. Vuole creare, tentare e cimentarsi con qualunque difficoltà pur di raggiungere il suo scopo, che è il ritorno, sapendo, al tempo stesso, che dovrà ripartire, perché un uomo, che ha fatto le sue esperienze, non può poi rassegnarsi a un’isoletta dell’Egeo occidentale“.
Paola Pierdomenico
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