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Cronaca - La riflessione di Claudio Mariani, criminologo e coordinatore dipartimento di criminologi del Csc

“E’ possibile morire a 16 anni nel parcheggio di una discoteca?”

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Alcune pasticche di ecstasy

Alcune pasticche di ecstasy

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – E’ possibile morire a 16 anni nel parcheggio di una discoteca per una pasticca di ecstasy e dire addio ad una vita di sogni e di progetti?

Ma la domanda più corretta forse è un’altra: i nostri ragazzi hanno davvero dei sogni e dei progetti? Per realizzare un progetto è necessario credere nel futuro e per coronare i sogni bisogna avere delle passioni, ma se la società che stiamo costruendo consentisse loro queste aspettative non cercherebbero “lo sballo” a tutti i costi; non basterà quindi chiudere una discoteca, modificare gli orari di apertura o di somministrazione delle bevande per risolvere il problema.

Ho chiesto spesso ai ragazzi come definirebbero “lo sballo” e le risposte si assomigliano tutte: “riuscire a non pensare assolutamente a niente”, “dimenticare tutto quello che ti sta intorno”, “stordirsi per un’ora”, “muoverti senza mai fermarti fino a quando non ti scoppia il cuore”, “non avere più paura di nulla”.

E’ evidente come il significato del termine “divertimento” abbia subito un capovolgimento epocale: una volta non avremmo mai voluto cancellare il ricordo di una serata divertente mentre oggi puoi dire di aver sballato veramente solo se la mattina dopo non ricordi più niente di quello che è avvenuto durante la notte.

Noi adulti mentiremmo se non ammettessimo che la trasgressione ha sempre affascinato i giovani di tutte le generazioni passate; cinema e letteratura hanno sempre raccontato e celebrato le follie di gesti trasgressivi ma la differenza importante sta nel fatto che la trasgressione era considerata effettivamente come tale e non c’erano dubbi tra ciò che era bene e male o tra ciò che era pericoloso o meno.

Penso che oggi invece queste certezze siano molto più sfumate e di conseguenza tutto diventa legittimo perché “tutti lo fanno” e anche la percezione del pericolo tende a svanire: le corse in macchina di James Dean rappresentavano una prova di coraggio nella consapevolezza dei rischi che si correvano, la stessa siringa nel braccio era spesso una scelta scellerata di chi aggrediva il suo stesso corpo con un gesto violento ed estremo; oggi invece il rischio non viene percepito come tale, una pasticca può essere sciolta in una bibita edulcorandone anche la pericolosità.

E questa confusione tra il bene e il male non viene di certo chiarita dai nostri politici con la liberalizzazione della cannabis: personalmente non sono contrario a priori o per anacronistici moralismi ma perché ritengo che un provvedimento di questo genere senza una adeguata preparazione possa confondere ancora di più i ragazzi che, di fatto, potranno accedere ad un mercato legale e pertanto perché dovrebbero porsi altri interrogativi circa l’uso di queste sostanze? E se la cannabis può essere acquistata liberamente perché non dovrebbero cercare nuove sostanze sintetiche certamente più a buon mercato? Quale è il limite ?

Riteniamo che provvedimenti tampone siano del tutto inutili se non restituiamo ai giovani il desiderio di progettare e di sognare e questo sarà possibile solo rigenerando la loro autostima, favorendo la loro crescita, costruendo con loro il futuro, aiutandoli a scoprire le loro passioni e le loro aspirazioni.

E tutte queste non sono sterili affermazioni di principio o sofisticate ricette pedagogiche ma suggerimenti per generare comportamenti semplici ma efficaci: quando avevo 16 anni avevo il compito di comprare ogni giorno il pane e il latte e mi sentivo responsabile del fatto che pane caldo e latte fresco per la mia famiglia dipendessero da me, ma questo piccolo gesto quotidiano mi gratificava.

Oggi non vedo mai un ragazzo al mercato né alle poste a pagare una bolletta ma a 16 anni sono già abbastanza grandi per festeggiare il compleanno in pizzeria o per rientrare alle tre di notte dalla discoteca: non è così che cresce la loro autostima! E non è neanche facile comprendere le loro passioni se non li ascoltiamo, ma sarà bene ascoltarli quando hanno voglia di parlare e cioè quando trascorrono più tempo in casa e non quando sono già adolescenti e sono già cominciati silenzi e problemi di comunicazione.

Passioni e aspirazioni infatti rimangono spesso nascoste nonostante costituiscano un patrimonio conoscibile fin da bambini, patrimonio che noi adulti abbiamo il dovere di valorizzare.

In conclusione non abbiamo nessuna pretesa di conoscere ricette miracolose per risolvere un problema tanto grave quanto diffuso (per ogni ragazzo che muore in queste circostanze altri 100 vivono ogni giorno lo stesso disagio), ma siamo convinti che vada intrapresa una strada nuova che coinvolga tutte le agenzie educative e che parta dall’inizio e cioè dalla valorizzazione delle meraviglie e delle abilità dei nostri ragazzi e non dalla fine e cioè dalle loro modalità di autodistruzione.

Claudio Mariani
Criminologo
Coordinatore Dipartimento di Criminologi del Csc


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15 agosto, 2015

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