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Viterbo - Sanità - Laura Calcagnini, presidente Aforsat, associazione che riunisce i familiari dei ricoverati nelle residenze sanitarie assistite, lancia l'allarme

“Rsa, il comune ritiri la delibera o dia contributi”

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La presidente Aforsat Laura Calcagnini

La presidente Aforsat Laura Calcagnini

Giulio Marini (FI)

Giulio Marini (FI)

Agatino Licandro

Agatino Licandro

La presidente Aforsat Laura Calcagnini

La presidente Aforsat Laura Calcagnini

Il consigliere regionale Ncd Daniele Sabatini

Il consigliere regionale Ncd Daniele Sabatini

Calcagnini e Licandro

Calcagnini e Licandro

Giulio Marini (FI)

Giulio Marini (FI)

Viterbo – “Rsa, il comune ritiri la delibera o preveda contributi”.

Laura Calcagnini, presidente Aforsat, associazione che riunisce i familiari dei ricoverati nelle residenze sanitarie assistite, pretende di conoscere le intenzioni dell’amministrazione, in queste ore, impegnata nell’approvazione del bilancio.

Capire se ci sia la volontà di ritirare la delibera del 29 aprile 2015 con cui specifica che il comune non concorre al pagamento di chi abbia a disposizione una casa o soldi in banca, o se voglia almeno indirizzare delle risorse su questo settore già in grave emergenza.

 

Si ledono, per lei, i diritti delle persone disabili della città che ora non possono più permettersi di pagare l’assistenza nelle strutture.

Calcagnini è pronta a dare battaglia. “Abbiamo presentato due ricorsi per rivedere la rimodulazione dell’Isee: uno fatto con il coordinamento disabili no Isee grazie, in discussione il 16 settembre, e un altro contro la delibera peggiorativa del Comune, spedito e notificato al comune il 31 luglio”.

Si chiede un impegno concreto. “Nonostante alcuni incontri anche con l’assessore regionale Visini, a oggi, non abbiamo sentito nessuno e, visto che in questi giorni si sta approvando il bilancio, vogliamo capire se il comune ha intenzione di ritirare la delibera o di impegnare soldi. Non è che la gente non vuole pagare, ma vuole pagare il giusto”.

La retta mensile costa circa 1800 euro. Escluse le spese per i pannolini e le medicine. “Per Viterbo erano previsti un milione 400mila euro. In seguito ai provvedimenti adottati da Regione e comune, un milione è venuto a mancare ed è stato girato su utenti e famiglie.

Vogliamo conoscere le intenzioni del comune anche perché, se il ricorso dovesse passare e dovessero quindi arrivare le richieste di pagamento, si rischierebbe di far saltare gli equilibri dell’ente, creando debiti fuori bilancio”.

Il consigliere regionale Daniele Sabatini (Ncd) da sempre chiede di ritirare la delibera. “Con le rette raddoppiate negli anni e il tetto Isee invariato a 13mila euro è diventato aritmeticamente impossibile sostenere le spese. Il comune sconvolge e stravolge una situazione già drammatica, in maniera a mio avviso illegittima.

Queste persone non sono morte, ma il comune se lo dimentica. Dimentica l’aspetto umano che è la cosa peggiore. Con la delibera “svuota Rsa” sono riusciti a fare un miracolo, scontentando tutti. E’ un provvedimento distruttivo che tutela solo una cosa, e cioè il bilancio. Va ritirato per ridare dignità alla gente”.

In linea il consigliere Giulio Marini (FI) che più volte ha interrogato gli assessori coinvolti. “La Regione ha decurtato i fondi per il 75 per cento e il comune non ha fatto nulla se non adottare una delibera che penalizza ulteriormente gli assistiti”.

Sono undici le strutture della provincia. E solo a Viterbo si è verificata questa situazione. “Un anziano con pensione sociale e accompagno – dice Agatino Licandro, direttore Rsa Viterbo -, percepisce 1000 euro. La vecchia normativa gli consentiva di trattenere 300 euro e di versare il resto per una retta media di 1800 euro che veniva integrata con il contributo di Regione e comune. Nel capoluogo, però, oltre al reddito, che prima era anche individuale, si calcolano, anche valori immobiliari e mobiliari.

Per questo, proprio oggi, a un anziano è stata negata l’assistenza perché, pur rientrando nel tetto massimo, aveva 3mila euro in banca. Un’assurdità che porta le strutture a svuotarsi. Dei 160 assistiti del capoluogo, adesso non si arriva a nemmeno la metà. Allo svuotamento delle strutture, si aggiunge il problema occupazionale dei dipendenti che rischiano il posto. Questo accade solo a Viterbo perché gli stessi provvedimenti non sono stati adottati a Civita Castellana, Ronciglione o Tarquinia”.


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28 agosto, 2015

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