Viterbo – Minimacchina del centro storico, Bianca speranza sbatte contro l’archetto di via Mazzini e santa Rosa si stacca (video).
La minimacchina del centro storico riscalda i cuori dei viterbesi e li prepara al trasporto del tre settembre (fotocronaca: Il trasporto – slide – Santa Rosa sbatte e si stacca – slide).
Questa sera santa Rosa è tornata a sfilare tra due ali di folla. A portarla in trionfo più di duecento minifacchini, un esercito di piccoli uomini che ha incantato centinaia di persone.
Tra le strade buie del centro storico, i principini di santa Rosa hanno percorso un tragitto lungo e tortuoso. Un percorso per nulla semplice e in alcuni tratti simile a quello del tre settembre.
Milleseicento metri tra vicoli e stradine strette, fatte di sampietrini sconnessi e scivolosi. Ma il punto critico è sempre lo stesso: l’archetto Torellini di via Mazzini.
Lì la macchina non passa e i minifacchini sono costretti a piegarsi sulle ginocchia. Si abbassano con cautela, procedono con estrema lentezza. Sono provati, la fatica gli si legge in volto.
Solitamente la macchina passa senza intoppi e supera l’arco. Ma questa volta la statua sembra non farcela. Santa Rosa è a un soffio dal muro. Lo tocca e si stacca, ma non cade.
Bianca speranza e i facchini si bloccano, è necessaria una fermata per rimettere in piedi la statua. I tecnici del comitato centro storico intervengo prontamente armati di scotch, fascette e trapano.
Per più di cinque, interminabili minuti, tutta Viterbo è con il naso all’insù. Poi un applauso rompe il silenzio. C’è l’hanno fatto, santa Rosa è di nuovo al suo posto.
I minifacchini sono sudati ma questo è solo l’inizio, il tragitto è ancora lungo. Bianca speranza affianca la chiesa della Pace, il punto di ritrovo dei facchini più grandi.
Poi la lunghissima e complicata discesa di via dell’Orologio vecchio con la folla che accoglie la minimacchina a piazza delle Erbe.
Qui mamme, papà e nonni incitano i loro piccoli eroi. C’è chi li chiama per nome, chi applaude, chi senza dire nulla rimane a bocca aperta ad ammirarli.
Bianca speranza riparte e arriva a piazza del Comune. Come da tradizione viene fatta una girata sul posto, proprio come quella che i facchini più grandi fanno la sera del tre settembre. Poi la volata su corso Italia.
Di corsa, la salita di santa Rosa. Via Mazzini e di nuovo piazza Dante con la minimacchina che poggia sui cavalletti. Fieri e sicuri i minifacchini del centro storico hanno portato a termine questo quarantanovesimo trasporto, guidati da Alessandro Lucarini.
Sotto la macchina ci sono tutti: assessori, consiglieri comunali, provinciali e regionali. Il sindaco Leonardo Michelini e il prefetto Rita Piermatti danno il “Sollevate e fermi”.
L’ultimo per Bianca speranza, la macchina ideata da Enrico Sciuga e Michele Telari che per tre anni ha coniugato l’amore per santa Rosa e la passione per Viterbo.
Prima della partenza rievocazioni storiche, esibizioni di sbandieratori e tamburini e la consegna di targhe e attestati ai facchini.
Con questo trasporto si conclude la storia di Bianca speranza. Ma gli occhi e il cuore sono già proiettati al prossimo anno, quando il cinquantesimo “Sollevate e fermi” sarà per una nuovissima macchina.
Raffaele Strocchia
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