Viterbo – Vittorio Sgarbi facchino onorario!
Che Sgarbi sia un personaggio straordinario non è una scoperta. Ma quello che ha fatto per il primo trasporto delle nuova macchina di santa Rosa, Gloria, è qualcosa di mai visto (video – fotoracconto – slide).
Di solito gli ospiti “importanti” che vengono a vedere la macchina fanno una capatina prima a San Sisto e poi talvolta a piazza del comune, quando i facchini mostrano tutta la loro potenza con la prima grandiosa girata.
Ma Sgarbi no. Sgarbi è uno vero e ha seguito tutto il trasporto. Prima è passato da Palazzo dei Priori. Una battuta con Fioroni e il ministro Franceschini a cui mette le “mani addosso”, quasi abbracciandolo, poi lo prende da una parte e gli dice qualcosa. Un saluto anche a Filippo Rossi e quindi il commiato ironicamente solenne: “Io vado sotto la macchina. Addio! La vado a portare!”. Un “addio” che è quasi un presagio della fatica che lo attende e che probabilmente non avrebbe mai immaginato.
Il critico ha seguito il trasporto dalla benedizione in articulo mortis a San Sisto fino alla posa della macchina davanti al santuario. Insomma una persona seria che se va a vedere qualcosa la vuole veramente vedere.
Già dall’arrivo a porta Romana si è subito capito che i viterbesi gli vogliono bene. Sì, avete capito bene. Non si tratta di stima. Di ammirazione. Ma di affetto. Appena lo hanno riconosciuto, giù un applauso. E Sgarbi, sempre accompagnato da Francesca Sacchi Tommasi, ha contraccambiato seguendo tutta la manifestazione. Lo aveva detto e ha mantenuto la parola fino in fondo.
Parlando con i facchini, con Mecarini e con Rossi, con il sindaco Michelini. Per capire una tradizione centenaria. Per capire il senso di una manifestazione devozionale che riunisce in questa città laici e credenti. Ci sono stati perfino capofacchino laici, non credenti. Che ovviamente volevano bene però a quella piccola bambina che è stata Rosa.
Una tradizione difficile da capire, come tutte le tradizioni secolari.
Una tradizione che Sgarbi ha definito, in uno dei tanti brevi colloqui con i viterbesi: “Potente e bellissima”. E la sensazione è stata che, alla millesima domanda su come fosse la macchina, si fosse preparato una risposta standard per sopravvivere al trasporto.
Dopo la benedizione a San Sisto, Sgarbi non ha mancato di parlare col vescovo Lino Fumagalli o col sindaco Leonardo Michelini al quale confida che “la macchina è più bella del palio, anche se si tratta di due cose diverse”. E poi un colloquio continuo con i facchini e con la città a ogni fermata.
Sgarbi paragona, a piazza Fontana Grande, la macchina ad altre manifestazioni e fa l’elogio del sindaco.
”Ha fatto bene il sindaco a portare Fiore del cielo all’Expo con un bel filmato esplicativo delle edizioni precedenti – dichiara alla stampa -. Per testimoniare fuori di Viterbo l’importanza della macchina il presidio dell’Expo è molto importante. E’ chiaro che vederla dal vivo è un’altra cosa. Anche l’amore è meglio farlo dal vivo che vederlo. Venendola a vedere partecipi a qualcosa che è passione, cuore e vita. Paragonabile alla macchina ci sono solo il palio di Siena e la processione dei flagellanti di Guardia Sanframondi, che capita ogni 7 anni. Lì tremila persone si frustano e si picchiano. Viene fuori il sangue. La vostra tradizione è forse la più elegante, la più bella, per la bellezza della città, per la bellezza del disegno, per la volontà di fare una cosa d’arte. Una cosa bella da vedere ed è importante che se ne parli fuori da Viterbo”.
Poco prima il critico aveva avuto un diverbio perché qualcuno gli aveva detto che c’era chi sostenava che a Expo non c’era nessun filmato della macchina. E Sgarbi per tutta risposta, tanto per non smentirsi, lo ha apostrofato: “Se lo sostiene è un finocchio…”.
Sgarbi all’inizio aveva confidato che, forse, si sarebbe fermato a piazza del comune nel seguire il trasporto, poi deve essere stato preso dalla cosa e lo ha seguito di piazza in piazza, accompagnato dall’assessore Giacomo Barelli, nel quadrato più stretto controllato dai facchini. Tra gli applausi dei viterbesi e centinaia di selfie.
A metà corso, al Suffragio, era stremato. Il volto emaciato, la camicia che sembrava uno strofinaccio, lo sguardo non proprio vivissimo. Era stanco. Anzi stanchissimo. Ma niente, Sgarbi non ha desistito e ha potuto ammirare il doppio giro della macchina a piazza del Teatro. Un doppio giro che è stata una cosa grandiosa. E poi la salita a santa Rosa. Che è forse il momento più emozionante di tutta la manifestazione. Con la macchina che si inclina e tutti spingono e tirano le corde per portarla in cima.
Alla fine quasi sfinito, Sgarbi pensa bene di salutare i facchini, Mecarini e Rossi, prima di andar via. Ma per tutta risposta si è trovato sotto la tradizionale pioggia di spumante. E solo dopo aver scherzosamente inveito all’indirizzo degli amici facchini, li ha salutati insieme al sindaco.
Insomma una bella avventura che Sgarbi, ma anche i viterbesi, difficilmente dimintecheranno.
E va detta una cosa importante, la presenza di Sgarbi non è stata invasiva, come, vista la mole della sua personalità, poteva essere. E’ stato lì a guardare, a parlare, a ridere con la discrezione che una manifestazione centenaria merita.
Sintetizzando: grande Sgarbi.
E proprio per questa sua tenacia, per quanto ha fatto per Viterbo in questo anno, non sarebbe male nominarlo facchino onorario di santa Rosa. Anche se non so se questa carica onorifica esista. Magari donandogli un ciuffo.
Carlo Galeotti
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