Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - I ricordi legati al 3 settembre sotto la Macchina - Ieri sera a santa Rosa un tuffo nel passato con i facchini protagonisti

“Volo d’angeli era bella, ma legata col fil di ferro dentro…”

Condividi la notizia:

Santa Rosa - Racconti sotto la Macchina

Santa Rosa – Racconti sotto la Macchina

Antonio Febbraro

Antonio Febbraro

Claudio Graziotti

Claudio Graziotti

Santa Rosa - Racconti sotto la Macchina

Santa Rosa – Racconti sotto la Macchina

Sandro Rossi

Sandro Rossi

Massimo Taratufolo

Massimo Taratufolo

Lorenzo Celestini

Lorenzo Celestini

Contardo Cesarini e Vincenzo Fiorillo

Contardo Cesarini e Vincenzo Fiorillo

Massimo Mecarini e Antonio Febbraro

Massimo Mecarini e Antonio Febbraro

Raffaele Ascenzi

Raffaele Ascenzi

Viterbo – (g.f.) – Il vento che soffia sul sagrato di santa Rosa porta ricordi ed emozioni legati ai tanti trasporti della Macchina di santa Rosa, ai facchini (fotocronaca: racconti sotto la Macchinaslide).

Tante storie raccontate ieri sera sotto Gloria. Il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini ha condotto i molti viterbesi accorsi nonostante la temperatura non proprio confortevole, in un viaggio a ritroso, facendo parlare i protagonisti e condividendo con loro molti di quei ricordi. Vissuti insieme.

 Quel tragico fermo del 1967

Antonio Febbraro ha 86 anni. Con Nello Celestini ha contribuito a far nascere il Sodalizio. Facchino dal 1949, ricorda come fosse ieri i drammatici momenti del fermo di Volo d’Angeli a via Cavour.

“Siamo partiti come sempre – ricorda Febbraro – fino a Fontana grande tutto normale. Qualcosa non andava, ma si pensava alle solite cose, lamentele.

Arrivati su via Cavour, all’altezza della scalinata, qualcuno inizio a dire, fermiamoci, fermiamoci. Fino al punto in cui davvero ci siamo fermati”.

Febbraro ha una sua idea sui fatti: “Siamo rimasti fermi con la Macchina sulle spalle. Nel tempo passato ad attendere i cavalletti, saremmo arrivati a piazza del Comune”. Volo d’angeli si ferma, ma per i facchini non è finita. “Siamo arrivati fino a santa Rosa e tra la gente c’era chi ci gridava: fiacchini…”.

Febbraro ha vissuto un altro momento unico per il trasporto, replicato lo scorso anno. Il passaggio su via Marconi. “Nel 1952. L’idea dei facchini fu sposata dai giornali, qualcuno propose addirittura d’arrivare a piazza della Rocca”.

 “Volo d’angeli era bella, ma tutta legata col fil di ferro dentro”

Claudio Graziotti, o come lo chiamano tutti, Lolli, nel 1967 faceva il militare. Saltò quel trasporto, ma l’anno successivo c’era.

“Volo d’Angeli pesava. Aveva all’interno batterie enormi, quelle dei treni. Novanta chili l’una. Ce n’erano 19.

Era bella, ma tutta legata col fil di ferro dentro”. Ricorda un anno in cui insieme alla Macchina trasportarono altro.

“C’era stato un forte vento e per ancorarla bene a san Sisto, furono piazzati alla base molti tubi innocenti.

Il 3 settembre, partendo sentivamo rumori strani. Non ci abbiamo fatto caso, ma ripartendo da Fontana grande quel din, din, din continuava. Ci siamo accorti solo a piazza del Comune che erano i tubi innocenti che nessuno aveva tolto. E non li potevamo levare sulla piazza. Quindi li abbiamo portati con tutta la Macchina”.

 Quando la Macchina rischiò di crollare

Per Sandro Rossi, oggi capofacchino, ricordare quei momenti terribili del 1986 proprio dove sono accaduti, sul sagrato della basilica di santa Rosa non è facile.

E’ lì che Armonia celeste si è inclinata su un lato. I facchini sotto, molti in ginocchio. Piegati. Uno sforzo disperato per evitare il peggio e la voce sicura di Nello Celestini che guida i suoi uomini.

Fa rialzare la Macchina. Posizionata. Poi il giro, perché la santa non è nel verso giusto. E trasforma quella che poteva essere una tragedia in un trionfo.

“C’erano state le prime avvisaglie a piazza del Comune – ricorda Rossi – la Macchina pesava e qualcuno voleva lasciarla. La guidava Sensi, il costruttore.

Facemmo presente a Nello le difficoltà, ma a lui nessun ostacolo avrebbe impedito di fermarsi e noi cocciuti con lui”.

Ma la Macchina si sente. Si deve rallentare. Tanto che l’idea era di lasciarla a piazza del Teatro.

Con la generosità che contraddistingue i facchini, gettano alle spalle timori e stanchezza e partono per la salita verso santa Rosa.

“Ma lassù accadde l’inevitabile. Non furono i gradini il problema. Forse qualcosa alle corde, tirando troppo da una parte, oppure la Macchina pesava e andando avanti ha fatto andare giù la parte destra”.

Fatto sta che Armonia celeste si ferma inclinata. Sotto lo sguardo terrorizzato dei parenti che aspettavano di riabbracciare i propri cari.

“Vedevo i ciuffi piegati in ginocchio e dalla mia parte il trave era alto. Secondi interminabili. Non sapevamo cosa fare.

So solo che quella volta come sempre è valsa la regola, si sta insieme fino alla fine. Nessuno si è allontanato, pure chi avrebbe potuto e nonostante non arrivassero ordini”.

Fino a quando Nello Celestini non strappa di mano il microfono a Sensi e prende in mano la situazione.

“Sentirlo ci ha dato un senso si sicurezza, qualcuno ci stava dicendo cosa fare. Ha ordinato il sollevate e fermi. Permettendo di posizionare il cavalletto a destra.

Ma a quel punto non entrava più dalla parte opposta. Altro sollevate e fermi con la sua voce sicura e il cavalletto stavolta entra.

Mi viene la pelle d’oca a raccontarlo qui”.

Basterebbe questo, ma per Nello Celestini non sufficiente. “La santa voltala le spalle alla basilica. Non poteva rimanere così. Ce lo ha detto, facemmo il giro.

Per lui, se ce lo avesse chiesto, l’avremmo riportata anche giù a piazza del Teatro. Solo lui poteva risolvere quella situazione. Va ricordato anche per questo. Grazie Nello”.

 Quel trasporto per Giovanni Paolo II sotto la pioggia

Massimo Taratufolo la data del 27 maggio 1984 se la ricorda per un particolare. “Se ci penso, ancora sento l’acqua addosso.

A san Francesco quel giorno, cordone per il papa. Abbiamo preso tutta l’acqua. Qualcuno è andato a casa a cambiarsi.

Altri alle Scuole rosse, con ferri e phone per asciugarsi. La sera a porta Romana sembrava che avesse smesso. Invece ha ricominciato a piovere. Tanta pioggia, di nuovo”.

Il sindaco non voleva far partire la Macchina. “Nello, invece, in cinque minuti ha dato la mossa. La pozzolana sul percorso non c’era più, era fango.

A Fontana grande ci siamo fermati solo tre minuti, rimanendo sotto, perché i cavalletti senza pozzolana scivolavano.

Via Cavour era piena di fango. A piazza del Comune facciamo i tre giri, usciamo fuori e non piove più. Il cielo è stellato.

Il papa parla. Alla fine saremmo dovuti salire in comune, invece è sceso lui e ha dato la mano a tutti i facchini. E’ stato il momento più emozionante”.

Ricordi tanti. Ci vorrebbe un infinito numero di serate come quella di ieri. Lorenzo Celestini ha raccontato il suo esordio. Con il padre Nello ricoverato per un intervento al cuore, non può esserci al trasporto straordinario di Spirale di Fede, il 9 luglio 1983, il primo dei due speciali, questo dedicato al 750 anniversario dalla nascita di santa Rosa e l’altro per la visita del papa.

A Maria Antonietta Palazzetti, ideatrice col marito della Macchina, viene l’idea di chiamare Lorenzo vicino a suo marito. Per tranquillizzare i facchini.

Così ha esordito Lorenzo Celestini. Con un’operazione al cuore il 26 luglio, nemmeno a dirlo, il 3 settembre successivo Nello era di nuovo con i suoi facchini.

“Ci fu grande gioia vedendolo passare, ma poi a casa ci fu una litigata tremenda – ricorda Lorenzo – perché era ancora convalescente. Lui molto tranquillamente rispose, ma non dovevo fare una prova di sforzo?”.

Un ricordo affettuoso di Nello Celestini pure da parte di Raffaele Ascenzi, ideatore di Gloria, ex facchino. Imita la sua voce e ricorda il motto che ripeteva sempre al boschetto: “Tutti per uno, uno per tutti”.

Con i facchini anche il sindaco Michelini e l’assessore Barelli.

C’è spazio anche per Contardo Cesarini. Si emoziona quando ricorda Ali di Luce piegata a san Sisto, dopo la tromba d’aria. Il vento ha piegato il traliccio, ma non la volontà degli uomini. In dieci giorni macchina smontata, traliccio sostituito e ricostruita.

Altro momento indelebile, pure nella mente di Vincenzo Fiorillo che partecipò ai lavori.

Un’altra storia custodita nella memoria dei facchini, che è la memoria di un’intera città.


Condividi la notizia:
10 settembre, 2015

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/grazie-al-dottor-chegai-e-al-suo-reparto-di-radiologia-diagnostica/