Viterbo – “Non è una cosa facile fà camminà sopra 30 metri una cosa che pesa 50, 60, 70 quintali, eh! Non è una cosa facile!” (Nello Celestini).
“Ad un bambino chiedi: che voi fa da grande? Il facchino!” (Sandro Rossi).
“Quando ti spinge la devozione e l’unità, fai grandi cose” (Giulio Del Ciuco).
Verrà presentato il 15 settembre alle 17, nella sala Regia del palazzo comunale di Viterbo il libro “Evviva Santarosa” di Antonio Riccio, pubblicato dalla casa editrice Davide Ghaleb.
Il volume interpreta l’attesa ricorrenza del trasporto della Macchina dal punto di vista antropologico.
Antonio Riccio, antropologo e viterbese di adozione, vuole fornire i mezzi al lettore per cogliere aspetti anche non evidenti del trasporto della Macchina di Santa Rosa e di ciò che rappresenta per la collettività assistere allo spettacolo di questa enorme mole luminosa che percorre le strade buie e strette di Viterbo in un laborioso percorso rituale fino al sagrato della basilica della Santa.
Non a caso questo trasporto, assieme a quello delle altre grandi macchine italiane, è diventato Patrimonio immateriale dell’umanità.
Il libro propone storie e descrizioni raccolte “sul campo” nel settembre 2010. È quindi un’etnografia, una “storia di storie, una visione di visioni”, come Clifford Geertz appunto definisce il lavoro etnografico, una particolare forma di “fatica intellettuale” che prova a raccontare dall’interno cosa vivono, provano, sentono, vedono e fanno i viterbesi durante la sera del 3 settembre, data rituale della festa civica per eccellenza.
Peso, forza, partecipazione civica, costruzione dell’appartenenza e del sentimento della località sono le tradizionali topiche antropologiche che troverete nel testo, raccontate dalla viva voce dei viterbesi, dei protagonisti, con una immediatezza ed una forza poetica che l’etnografo non ha. La loro forza espressiva aiuta a comprendere – per il tramite di un etnografo simpatetico – perché il trasporto di una macchina a spalla è divenuto Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, un prodotto del genio immaginifico e della devozione viterbese.
Il libro inaugura Contemporanea, collana di antropologia diretta da Marco D’Aureli, e si compone di tre diverse parti distribuite in 334 pagine tra testimonianze, storia, descrizione della Macchina di Santa Rosa e interpretazioni fotografiche che si aprono con le presentazioni del sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, del presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa Massimo Mecarini e la prefazione di Marco D’Aureli, i quali, insieme all’autore, interverranno alla presentazione che vedrà la presenza anche di Luciano Osbat (Centro Diocesano di Documentazione per la storia e la cultura religiosa) e Quirino Galli del Museo delle tradizioni popolari di Canepina.
Prezioso l’apporto di Antonello Ricci e Pietro Benedetti (Banda del Racconto) che interpreteranno le voci dei facchini con letture tratte dal volume.
Si ringrazia il Frantoio Paolocci che ha contribuito alla realizzazione della presentazione.
Per l’occasione, in anteprima per i lettori di Tusciaweb, ecco alcuni stralci dall’intervista con l’indimenticabile Nello Celestini contenuta nel libro di Riccio.
Il fermo.
Pioveva; era il trasporto straordinario in onore del Papa, ed il sindaco mi disse: “Nè, piove; non la portà su, fermala qui.» Gl’ho risposto: «No; di fermo l’avémo fatto una volta e basta. Arrivamo su da capo”.
Però il fermo, non è stato solo negativo, non è che l’ha distrutta la Macchina; anzi, l’ha valorizzata! Siccome non c’era stata mai una cosa del genere, per fortuna, grazie a quello la Macchina ha acquistato una notorietà che non aveva mai avuta. Ed infatti dissi, l’indomani dell’evento: «Non pensate che Viterbo finisce così…»
Non è una cosa facile fà camminà sopra trenta metri una cosa che pesa 50, 60 quintali eh? Non è una cosa facile!
Quando diventai ciuffo.
Quanno annai io – mia madre spingeva sempre perché mio nonno era ciuffo, era ciuffo di prima fila perché era alto come me – e quando andai lì Papini mi prese subito: in ricordo di Scatolino mi prese subito. I facchini saranno stati sessanta. Perché la Macchina era composta di quadri; Papini viveva coi quadri e la Macchina era tutta rivestita di quadri. La chiesa della Pace era sempre aperta; stava lì dentro e faceva quadri; si sapeva investire della parte, eh?, in frac, con le code! Era l’artista!
La merenda co’ la mortadella.
Allora, prima del trasporto si faceva la merenda co’ la mortadella; due fette di pane, davano un fiaschetto di vino; ’sti fiaschetti erano tutti rotti… è toccato rifare tutto. Conoscevo il direttore della cantina sociale di Montefiascone e allora sò andato giù e tutti gli anni ci ha mandato le bottiglie. Prima si stava tutti lì dentro, seduti sugli scalini dell’ex chiesa della Pace [sorride intenerito]. Mentre invece parlai coi frati dei Cappuccini… prima su, al convento, si levavano i denti. Adesso ci siamo noi dentro, nel grande giardino interno, con tutti tavolini, quasi trecento persone saremo. Seduti, bene, con l’acqua fresca, il vino fresco… non è più come una volta.
Sotto succedono tante cose.
State zitti! Raccomandavo a tutti. Un fiato, un lamento, non si devono sentì: sennò non ci vieni. Ma è dura, eh?
Sotto, succedono tante cose… che quello vicino a me si lamenta; quell’altro dice: “Ahò, facce un tantino di più!” È toccato dije di stà zitti: non parlate, non dite “tu non gliela fai”; e allora c’è voluta un po’ di grinta per non lamentarsi, difatti glielo dissi forte, intonato: “Guardate, voi mi conoscete e lo sapete: io a dà una pappata ad uno non ci metto niente”… E difatti ad uno gl’è toccata. E lui – ancora è facchino – mi vuole un bene che non finisce mai. Perché lui stava lì a fontana Grande, alla fontana c’è un paracarro così, per riparare gli scalini, che viene fuori e lo facevo verniciare di bianco per farlo vedere meglio, e questo qui invece c’annette col piede sopra e strillò: “Oddiooo!” Non l’avesse fatto mai! Perché se tu ti lamenti crei un panico non indifferente… No, no, annai lì, gli diedi no’ beglio schiaffo e ancora oggi, quanno c’è gente: “Io ho avuto il piacere di… uno schiaffo che mi diede Nello!” L’ha riconosciuto.
La prova di portata.
Alla prova di portata oggi vengono ad assistere anche le donne, tante! Portano il marito, o il fidanzato, stanno a vede’, è gremito… prima non era così; poteva entrà solo quello che provava, era a porte chiuse, diciamo. Infatti c’era una che stava vicino a me, gl’ho detto: “Avete voluto la parità… adesso dovete fare la prova di portata!”.
Sò venuti tanti! Vengono il doppio, tentano la scalata. Adesso ci tengono parecchio. Anche l’entusiasmo è cresciuto. Ci sono quelli che si sò fatti una cassetta, dieci, quindici, venti persone insieme, e provano, provano.
E allora gli dico: “Quanti giri hai fatto a casa tua?”
Ogni anno ognuno deve fà la prova; se gliela cava va bene e sennò…
Eppure quando s’alza la Macchina, mi sento qualche cosa io. Quante volte dico: Ma possibile che non ce la cavo? Mo’ ci provo, io! Ci so quelli lì che me fermano, eh? [con autoironia], se no si ferma da solo…
La parte mia l’ho fatta.
Prima erano tutti agricoltori… mi ricordo che quello vicino a me mi disse:
– Beh, speriamo che ’n altr’anno ci rivediamo… –
– Eh! Se non morìmo…
– No, perché, il benestante sedentario dura una volta sola, poi va via… –
– Io mi auguro di trovarti a te; perché io, sta’ tranquillo che devo morì, ma io ci so qui.
Perché io non ero contadino, capito? Allora quanno sémo arrivati venne qua, m’abbracciò e mi disse: –Ahò! ’N altro anno ti rivoglio qui perché sei annato bene! – Madonna… c’avevo una rabbia!
Evviva Santarosa
Etnografia di un Patrimonio dell’Umanità
un libro di Antonio Riccio
sul tema del trasporto della Macchina di Santa Rosa,
Patrimonio Immateriale Unesco
l’appuntamento più importante della città di Viterbo
Martedì 15 settembre ore 17
Sala Regia
Palazzo Comunale di Viterbo
Interverranno:
Leonardo Michelini, Sindaco di Viterbo
Massimo Mecarini, Presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa
Antonio Riccio, Antropologo
Marco D’Aureli, Curatore della collana di antropologia “Contemporanea”
Luciano Osbat, Centro Diocesano di Documentazione
per la storia e la cultura religiosa
Quirino Galli, Museo delle Tradizioni Popolari di Canepina
Letture a cura di
Antonello Ricci
Pietro Benedetti
Si ringrazia il Frantoio Paolocci per aver contribuito alla realizzazione della presentazione
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