Viterbo – “Il festival in questo momento non c’è, un direttore artistico non serve”. Filippo Rossi si dimette dalla carica. Prima l’annuncio, all’improvviso, adesso le motivazioni. La decima edizione a oggi non c’è. Perché non ci sono i presupposti e tantomeno i fondi. E se non c’è Caffeina, non c’è nemmeno un direttore artistico. Non serve.
Ma lei all’ultima assemblea della fondazione si era detto certo che la decima edizione ci sarebbe stata. Ha cambiato idea nel giro d’un paio di giorni?
“Io sono di natura un ottimista cronico. Vista la situazione, la gente che mi ferma per strada, gli interventi a sostegno del festival pubblicati da Tusciaweb, mi sembra impossibile che non si faccia più il festival. Poi però devo guardare le cose per come sono e stavolta si rischia davvero. A oggi per la decima edizione di Caffeina non si sono i presupposti. Sono fiducioso, mi auguro che entro ottobre qualcosa accada. Ma se dovessimo decidere oggi, il festival non si farebbe. Mi sono reso conto che ormai i viterbesi, me compreso e quelli che lavorano attorno al festival, sono convinti che si farà. Non è così. Caffeina vive per oltre il 70 per cento di finanziamenti privati. Fondi da reperire ogni anno”.
Non ci sono i soldi, storia nota.
“I conti li abbiamo già fatti. Per la prossima edizione e per pubblicizzarla degnamente, servono circa 500mila euro. Ecco il perché del nostro appello alla città, a imprenditori, banche, fondazioni culturali e associazioni di categoria, privati e professionisti. A tutti quelli che pensano che Caffeina sia un valore aggiunto per la città e che debba continuare a esistere. A loro ci rivolgiamo. Viterbo è sul baratro di perdere l’ennesima occasione. Piccola o grande che sia”.
Il traguardo dei centomila euro entro fine ottobre è lontano?
“Abbiamo lanciato la campagna di finanziamento già da luglio, appena conclusa la nona edizione. Quei centomila euro servono per salvare la struttura, salvaguardarla e quindi consentirci di andare avanti. Perché a fronte di quei centomila euro, noi ne dovremmo trovare altri 400mila”.
Non facile.
“Il nostro è un appello accorato a chi se lo può permettere. Tanti non possono, ma molti cento euro li possono donare. Chi crede che Caffeina faccia bene alla città, chi ritiene che sia una risorsa. Chi può, faccia. Quei 100mila euro hanno come unica destinazione l’allestimento di Caffeina. Se l’edizione 2016 non dovesse andare in porto, il nostro impegno è di restituirli tutti, fino all’ultimo centesimo”.
La raccolta finora com’è andata?
“I 15mila euro arrivati in piena estate provengono per il 30 per cento da fuori Viterbo. Le mie dimissioni vogliono essere uno stimolo, per spronare tutti noi viterbesi a salvare quest’avventura iniziata anni fa. Non è un ricatto, non è nulla. Ma non posso continuare a dire ai volontari o ai soci che si farà Caffeina. Non è fisicamente ed economicamente possibile. Così com’è, questa cosa non regge più. Centomila euro servono per andare avanti. Se non si arriva all’obiettivo siamo alla parola fine”.
Viterbo senza Caffeina?
“La città può vivere senza Caffeina. Per molte persone il festival rappresenta la Viterbo che piace e che vorrebbe vedere. Per altri no. Sarebbe un evento in meno. Vorrà dire che andremo tutti il 3 settembre a vedere il trasporto. Senza polemica. Non voglio usare un termine comparativo, semmai è assommativo. Caffeina è nata da uno stimolo dii Mauro Rotelli per creare qualcosa che potesse cambiare l’estate a Viterbo, cambiare la città in cui viviamo. Così com’era non ci piaceva”.
Non può esserci Viterbo con una Caffeina in versione ridotta?
“Il festival ha un senso se può continuare ad avere una valenza nazionale. E’ una grande occasione e rispetto a tante altre iniziative si fa con poco. Qualcuno dirà che 250mila euro, la metà del necessario, sono sufficienti. E’ come quando compri casa. Dipende da quello che cerchi. Possono essere sufficienti oppure pochi. Non si può stare continuamente sulla soglia dell’indigenza. Entro fine ottobre si saprà se Caffeina potrà continuare a esistere”.
Giuseppe Ferlicca
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