Viterbo – Accorpamenti, fusioni, unioni. Comunque si chiamino per il presidente della Camera di commercio di Viterbo, Domenico Merlani, devono solo essere utili alle imprese e al territorio. Tutto il resto conta poco.
Il riordino delle camere di commercio da 105 a 60, previsto nella riforma della pubblica amministrazione, inizia ad entrare nel vivo. E gli enti camerali fanno i conti.
Sì, perché per unirsi, fondersi o accorparsi requisito fondamentale è la dote, ovvero il numero di iscrizioni di imprese che si hanno.
Fino al mese di agosto se si avevano meno di 80mila iscrizioni scattava il taglio e quindi l’accorpamento. La legge delega, arrivata proprio i primi di agosto, ha modificato alcuni parametri dando invece più peso all’autonomia finanziaria degli enti.
Le cinque camere del Lazio a questo punto hanno davanti a loro diverse strade. Fondersi in una sola camera di commercio, crearne due, una di Roma città metropolitana e una che accorpi tutte le province laziali. E negli ultimi giorni si parla di crearne tre, una per il Nord del lazio, una per Roma capitale e una per il sud.
“L’obiettivo resta – spiega il presidente Merlani – è quello di costruire una camera di commercio che aiuti le imprese e sostenga lo sviluppo. All’inizio abbiamo deliberato l’aggregazione con Roma, ad agosto però la legge delega ha aperto altri scenari e dal vincolo dimensionale si è passati al vincolo del raggiungimento dell’autofinanziamento. Creare una camera del nord con Rieti non sarebbe vantaggioso perché non raggiunge il minimo di iscrizioni che consentono l’autofinanziamento della Camera. Ovviamente farla con Rieti è facile dal punto di vista costruttivo, ma non funzionerebbe dal punto di vista finanziario. L’altra ipotesi è quella della camera del Lazio. A questo proposito il consiglio camerale di Viterbo, che ritengo abbia ragionato attentamente, ha un obiettivo: costruire una camera che dia autonomia ai territori anche finanziariamente. Gli enti camerali devono esistere per aiutare le imprese, sostenere l’identità territoriale, i confini in questo contesto hanno poco interesse”.
La partita al momento rimane aperta.
“Io credo – dice ancora – che la nostra mission sia la salvaguardia dell’identità e incidere sullo sviluppo del territorio e delle imprese, se per farlo dobbiamo aggregarci con Rieti, Roma o Latina e Frosinone non è un problema. Dobbiamo solo creare una camera utile. Farne una povera economicamente non servirebbe a nessuno, tanto meno allo sviluppo dei territorio e delle imprese”.
Intanto giovedì 8 ottobre alla Pisana si insedierà il tavolo per discutere del riordino delle camere di commercio.
Maria Letizia Riganelli
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