Berlino – “Dirigere un film è come scrivere una canzone più larga, in cui ti puoi esprimere in maniera più compiuta. E per uno che come me si considera un cantautore è davvero un’esperienza fantastica”.
Nella sua carriera, in effetti, Rocco Papaleo ha scritto anche un centinaio di canzoni (“di cui una novantina dimenticabili, le altre invece le considero belle”) ma al grande pubblico è conosciuto come uno dei migliori attori comici della sua generazione e, da qualche anno, anche come regista di successo.
In questi giorni è a Berlino, ospite dell’Italian film festival – emanazione berlinese del Tuscia film fest – proprio per presentare la sua seconda opera dietro la macchina da presa, “Una piccola impresa meridionale”, uscita nel 2013, a tre anni e mezzo di distanza da “Basilicata coast to coast”, il suo fortunato debutto dietro la macchina da presa.
Conosceva già Berlino?
“No, è la prima volta che ci vengo. E’ una città che mi ha fatto invaghire, viva, piena di giovani, dove si sente che la cultura ha un valore”.
Non è che finirà per comprarci casa come ha fatto a Caprarola?
“Chissà, di sicuro affascina sin da subito. A Caprarola sono arrivato grazie a Natale Pannofino, attore e doppiatore, fratello di Francesco. Da appassionato di cucina quale è Natale a Caprarola ha aperto un ristorante: mi ci sono trovato bene e ho comprato casa, che considero un po’ il mio deposito emotivo, il mio ombelico, dove ci sono i miei libri, i miei strumenti. Un luogo in cui vado appena posso”.
Di lei si dice che piaccia anche perché non ha mai eretto distanze con il pubblico.
“In effetti ho un rapporto molto amicale, mi fa molto piacere quando mi fermano e mi dicono ‘sei uno di noi’. Faccio un lavoro con il quale puoi regalare emozioni, nel mio caso una risata, e so cosa comporta tutto ciò. Vivo il rapporto con il pubblico in maniera molto naturale, con tranquillità, anche perché l’affetto che ricevo è davvero tanto”.
Fino al 2010 ha avuto una carriere molto soddisfacente come attore: ha recitato tra l’altro in 6 film di Pieraccioni, ha lavorato con Monicelli, la Archibugi, Veronesi. Poi è esploso anche come regista: è tanto forte il fascino della macchina da presa?
“Potevo anche accontentarmi, è vero. Ma dirigere un film è come un viaggio dell’anima, è come scrivere una canzone più larga e per me che mi considero un cantautore questo conta. Cerco di metterci quella musicalità che metto quando recito, la stessa che peraltro si respira nel teatro canzone che porto avanti da anni. Fare il regista mi piace più che fare l’attore, potrei tranquillamente girare un film senza essere tra gli interpreti”.
Sembra che ci ha preso gusto. Dopo “Basilicata coast to coast” e “Una piccola impresa meridionale” a febbraio uscirà “Onda su Onda” che ha finito di girare da poco in Uruguay. Significa che il pubblico apprezza.
“Pare di si. Ci sarà ancora una volta Alessandro Gassmann, con cui avevamo già fatto ‘Basilicata coast to coast’, insieme all’attrice argentina Luz Cipriota e a Massimiliano Gallo. Dopo aver girato in Lucania e in Sardegna questa volta è stata la volta di Montevideo. E visto il rapporto che ormai ho con il Tuscia film fest, magari lo presentiamo il prossimo luglio a Viterbo e poi qui a Berlino per l’edizione 2016 dell’Italian film festival”.
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