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Viterbo - Indagine congiunturale Federlazio - Effetto Jobs act nella Tuscia, crescono i contratti a tempo indeterminato

Produzione in ripresa, occupazione col freno tirato

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Giuseppe Crea

Giuseppe Crea

Giovanni Calisti

Giovanni Calisti

Mario Adduci

Mario Adduci

Viterbo – (g.f.) – La produzione è in ripresa, ma l’occupazione resta con il freno tirato.

Federlazio tasta il polso alle piccole e medie imprese e nell’indagine congiunturale del primo semestre 2015, se il 37,5 per cento di quelle intervistate dichiara un aumento dei livelli produttivi (era il 25 per cento a fine 2014), per l’occupazione soltanto lo 0,4 per cento fa segnare un incremento nel personale.

“Registriamo un aumento negli ordini – spiega il direttore Federlazio Giuseppe Crea – anche nel mercato interno. Segno più anche per il fatturato e un’occupazione che sostanzialmente tiene.

Segnali positivi, dopo anni di serie difficoltà, arrivano anche dal gli investimenti. Danno il senso di un cambiamento di clima.

Anche se prima di cantare vittoria, questi dati si devono consolidare per considerarli indicatori di una reale ripresa ”.

Però ci siamo lasciati il peggio alle spalle.

Crescono gli ordinativi (+8,3%), seppure con alcune differenze. Diminuisce il numero d’imprese che dichiara aumenti sul mercato europeo (dal 44.4% del secondo semestre 2014 al 33.3%), ma più netto è il calo sul segmento extra Ue.

Se sei mesi fa il 66.7% degli intervistati dichiarava una crescita, adesso l’hanno notata solo il 20%.

“E’ frutto dell’embargo con la Russia – spiega Crea – e al tempo stesso anche la Cina frena”.

Il settore ceramico ne risente.

Segno più anche per il fatturato, mentre per l’occupazione la crescita è solo dello 0,4%. Ci vuole tempo, ma qualcosa si muove, soprattutto nella forma contrattuale.

“Per le imprese che hanno fatto registrare incremento degli occupati – spiega Mario Adduci – si è trattato di contratti a tempo indeterminato per il 54.5% e calano quelli a tempo determinato”.

Effetto Jobs act anche nella Tuscia.

Diminuisce in generale la cassa integrazione in tutte le sue declinazioni, compresa quella straordinaria. La flessione del 14.2% è poco rispetto a province come Frosinone (-64.7%) o Rieti (-63.3%), ma nella Tuscia si è arrivati anche a incrementi del 120%.

Crescono gli investimenti. Fra gennaio e giugno la percentuale fa segnare un più 30.8%. “Ma abbiamo chiesto – osserva Crea – pure quali siano i maggiori problemi che le aziende si trovano ad affrontare”.

I ritardi dei pagamenti da parte dei privati è la maggiore criticità, seguita dall’insufficienza di domanda e quindi la mancata erogazione del credito.

Per superare la crisi, negli ultimi sei mesi gli imprenditori hanno tagliato i costi di gestione (24.6%), creato nuovi prodotti o servizi (19%), o migliorato la qualità (18.5%).

Nei prossimi mesi si prevede stabilità. “Si tratta di un timido ma indubbio segnale positivo – osserva Giovanni Calisti, presidente Federlazio – solo a Viterbo, fra gennaio e giugno c’è stata una crescita delle imprese industriali, + 0,89%, mentre in tutte le altre province del Lazio il risultato è stato negativo, così come a livello nazionale (-0.71%).

Va poi registrata la percezione della crisi che è cambiata da parte dei piccoli e medi imprenditori, dall’atteggiamento più propenso all’ottimismo, che è emerso dalle risposte al questionario”.

Sono 46 le imprese della Tuscia che hanno risposto all’indagine Federlazio, su un totale nel Lazio di 350.


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26 ottobre, 2015

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