Viterbo – Meno parti cesarei, interventi più tempestivi per le fratture del femore, dati migliorati per angioplastiche e colecistectomie. Migliora la qualità delle cure nella Regione Lazio, secondo i dati di PreVale, il programma regionale di valutazione degli esiti del Lazio, costruito in sinergia con il programma nazionale esiti ed elaborato dal dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio.
Gli accessi al sito sono passati da 700 nel 2013 a 2300 nel 2014 e nei primi 5 mesi dalla pubblicazione dell’edizione 2015 sono stati circa 1500. I dati del primo semestre 2015 del programma dimostrano che continua il trend in miglioramento per quanto concerne gli interventi di colecistectomia, il trattamento dell’infarto acuto del miocardio e la tempestività dell’intervento chirurgico entro 2 giorni dalla frattura del collo del femore.
Ma soprattutto una riduzione più significativa rispetto al passato dei parti cesarei primari.
La proporzione di cesarei (parto cesareo in donne senza precedente cesareo) infatti continua lievemente a diminuire e sembra aver subito nel I semestre del 2015 una diminuzione maggiore rispetto agli anni precedenti (1.5% in meno, rispetto a una media di meno 0.5% a partire dal 2010, quando la proporzione era del 33%), arrivando al 28.7%, ancora alta rispetto sia alla media nazionale che è del 26%, e più alta rispetto a molte regioni italiane che hanno medie al di sotto del 20%.
La proporzione di interventi per fratture del collo del femore in pazienti anziani eseguite entro due giorni dall’accesso nella struttura di ricovero è aumentata, passando dal 41% nel 2013 al 49% nel 2014 fino al 53% nel I semestre del 2015. Il sistema ha comunque osservato una notevole eterogeneità tra le strutture di ricovero, con numerose strutture che hanno valori superiori al 60%, come raccomandato dallo stesso regolamento del ministero della Salute sugli standard delle cure ospedaliere. Gli aumenti più significativi a Tor Vergata, all’ospedale di Rieti, al Grassi di Ostia e alla casa di cura Sant’Anna. Bene anche Sant’Andrea e Policlinico Casilino. Sono numerosi gli ospedali pubblici, privati ed universitari che raggiungono o mantengono soglie ben superiori al 70%, il San Filippo Neri, il S. Eugenio, il Policlinico Gemelli, il San Camillo, l’ospedale Belcolle di Viterbo, l’ospedale S. Maria Goretti e l’Istituto Chirurgico Ortopedico Traumatologico di Latina, la Nuova Itor, il Santo Spirito e l’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina. Resta fermo al 40% il Policlinico Umberto I, peggiorano sensibilmente gli ospedali di Civitavecchia e Bracciano, mentre gli ospedali della Roma G e Frosinone continuano a mantenere livelli molto inferiori all’atteso.
Infine, la proporzione di colecistectomie laparoscopiche con degenza post-operatoria inferiore a 3 giorni è aumentata ulteriormente passando dal 61% nel 2013, al 67% nel 2014, al 72% nei primi 6 mesi del 2015, in linea con il trend degli ultimi anni. Il risultato è una progressiva riduzione dei giorni di degenza potenzialmente inappropriati, che oltre a rappresentare un costo, comportano anche maggior rischi di complicanze per i pazienti operati. La maggior parte delle strutture del Lazio ha valori superiori alle soglie minime raccomandate. Si rileva, comunque, una evidente eterogeneità dei risultati tra le strutture analizzate con proporzioni di dimissioni post intervento entro i 3 giorni che variano da un minimo del 20% ad un massimo del 97%.
In termini di popolazione residente, si osserva una riduzione dell’eterogeneità per popolazione residente. In sintesi, si legge nel rapporto, “le analisi del Prevale sembrano dimostrare un progressivo miglioramento della qualità delle cure, anche se i livelli raggiunti ad oggi sono ancora inferiori rispetto agli standard nazionali ed internazionali. E’ necessario un continuo monitoraggio sia a livello centrale che a livello locale in modo da poter sviluppare attività di audit per intervenire in maniera tempestiva quando si evidenziano criticità”.
“E’ un bel giorno per la sanità del Lazio: mentre in Italia la spesa sanitaria cresce dello 0,89%, l’Agenas ci dice che nel Lazio, in controtendenza, la spesa sanitaria scende dello 0,18%. Questo significa che dal punto di vista finanziario il Lazio non è più la Regione canaglia d’Italia con un disavanzo annuale fuori controllo – ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, presentando i dati Prevale – Soprattutto è importante che per due anni consecutivi abbiamo mantenuto l’obiettivo del 5% del budget che è una delle condizioni per uscire dal commissariamento. Ma più importante di tutto è che questo contenimento della spesa si accompagna con un miglioramento degli esiti delle cure. Migliorano gli interventi al collo del femore entro due giorni, migliora la curva dei parti cesarei anche se sono ancora troppo alti, migliora l’angioplastica coronarica. Sono esiti di cura che ci parlano di un trend di miglioramento dell’offerta della cura mentre la quantità della spesa cala e il disavanzo della spesa cala. La strada è lunga – ha concluso Zingaretti – ma stiamo vincendo la battaglia di mettere la spesa sotto controllo senza scaricare questo sulla vita dei cittadini”.
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