Cremona – Prodotti tipici di alta qualità, la provincia di Viterbo prima nel Lazio insieme a quella di Roma.
Con tredici marchi tra dop e igp, la Tuscia è la provincia del Lazio con il maggior numero di prodotti tipici di alta qualità. In tutta la regione ce ne sono ventitré. Insieme a Viterbo anche Roma, con altrettanti marchi. Il totale sarebbe ventisei ma alcuni prodotti sono in sovrapposizione, ovvero prodotti anche da altre provincie.
Il risultato dalla rielaborazione di CremonaFiere sui dati del ministero delle politiche agricole, alimentario e forestali. E’ stato illustrato nel corso della dodicesima edizione de il BonTà, il salone delle eccellenze enogastronomiche artigianali e delle attrezzature professionali in programma fino al 16 novembre a CremonaFiere.
Tra le provincie italiane, Viterbo si piazza al sesto posto insieme a quella di Forlì-Cesena, Padova, Pavia, Salerno, Siena, Treviso, Verona e appunto Roma. Nel Lazio, seguono Frosinone e Latina con undici e Rieti con sette.
“Sono sempre più numerosi – afferma Antonio Piva, presidente di CremonaFiere – gli italiani che ricercano il prodotto artigianale e di qualità al ristorante e attraverso la distribuzione tradizionale”.
Per la Tuscia si tratta dei salamini alla cacciatora, dell’agnello del centro Italia, del vitellone bianco dell’Appennino centrale, dell’abbacchio romano, dell’olio di Canino e di quello della Tuscia, del carciofo romanesco, della castagna di Vallerano, della nocciola e della ricotta romana, della patata dell’alto Viterbese e del pecorino romano e toscano.
L’analisi sulle tipicità italiane rileva che al fine ottobre 2015 sono 277 i marchi iscritti nel registro delle denominazioni di origine protette, indicazioni geografiche protette e specialità tradizionali garantite. Di questi cento 164 sono dop, 111 igp e solo due stg.
I prodotti che hanno ricevuto più etichette di qualità sono gli ortofrutticoli e i cereali, in totale 106. Meno della metà sono invece formaggi, oli e grassi e prodotti a base di carne. La maggior parte delle etichette dop appartengono a formaggi (49) e oli e grassi, che sono quarantadue. Mentre le indicazioni geografiche protette appartengono a prodotti ortofrutticoli e cereali (71) e a base di carne, che sono diciannove.
Tra i prodotti tipici italiani, il re è il salamino alla cacciatora: si produce in undici regioni e ben sessanta province.
Con ventidue etichette, Bologna è la provincia italiana con più prodotti di alta qualità. Seguono Brescia (18), Cuneo (17) e Bergamo con sedici. Numerosi anche i marchi a Cremona, Ferrara, Modena e Ravenna che ne hanno quattordici.
Pochi invece sono quelli nelle province di Barletta-Andria-Trani, che hanno due marchi registrati. Campobasso, Gorizia, Imperia e Lecce tre. La situazione non migliora nemmeno in territori più grandi come Trieste e Genova che ne hanno quattro.
A livello regionale l’Emilia Romagna batte tutti con 38 prodotti, tallonata dal Veneto dove ce ne sono 36 e dalla Lombardia con trentadue. Molti i prodotti tipici anche in Sicilia (29) e in Toscana che ne ha ventotto. Al sesto posto, il Lazio con ventitré marchi.
Secondo l’analisi di CremonaFiere inoltre, il Veneto è la regione con il miglior rapporto prodotti tipici per chilometro quadrato. Seguono Emilia Romagna, Campania, Molise, Lombardia e Marche. Il Lazio è al settimo posto, con un prodotto ogni 748 chilometri quadrati.
Il dato emerge più nettamente, analizzando il rapporto tra popolazione e prodotti tipici. Spicca la Valle d’Aosta e seguono Molise e Basilicata. Solo al quindicesimo posto il Lazio, con un prodotto tipico ogni 222mila abitanti.
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